La Parola della Domenica. Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
Nov 8th, 2025 | Di cciotola | Categoria: Religione9 novembre 2025
Festa della Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano
“Dove scorre l’acqua, tutto rivive”
Celebriamo oggi la dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma e “madre di tutte le chiese del mondo”. Non è solo un monumento storico, ma il segno visibile dell’unità della Chiesa, che trova nel Vescovo di Roma, successore di Pietro, il punto di comunione universale. Il senso più profondo di questa festa, tuttavia, va oltre le mura: è la celebrazione della presenza di Dio in mezzo al suo popolo e della nostra chiamata a essere pietre vive del suo edificio spirituale.
Le parole della Prima Lettura, tratte dal Libro del Profeta Ezechiele (Ez 47,1-2.8-9.12), ci offrono una delle immagini più poetiche e potenti della Bibbia: un fiume che nasce dal tempio e scorre verso oriente, portando vita ovunque passa. Là dove giungono quelle acque, “tutto rivivrà”. Non è solo una visione di speranza per Israele, ma un simbolo universale del potere vivificante di Dio, che, partendo dal suo santuario, raggiunge la terra intera, risanando ciò che è morto, irrigando ciò che è sterile, facendo rifiorire ciò che sembrava perduto.
Quel fiume è immagine di Gesù Cristo, sorgente di acqua viva. Dal suo costato trafitto sulla croce sgorgano sangue e acqua: la salvezza e la vita nuova per l’umanità. Dove arriva il Vangelo, nasce la vita; dove entra lo Spirito, rinasce la speranza; dove un cuore si apre a Dio, lì rifiorisce l’amore. L’immagine dell’acqua che esce dal tempio e porta vita ci ricorda che la fede non è mai statica. È un fiume che scorre, che non si chiude nei confini delle nostre abitudini religiose, ma esce, attraversa i deserti, tocca le periferie, raggiunge chi è lontano.
Il cristiano autentico è una sorgente, non una cisterna chiusa: è chiamato a lasciar scorrere attraverso di sé la vita di Dio, a essere presenza che risana, parola che incoraggia, gesto che costruisce pace.
San Paolo, nella seconda lettura (1Cor 3,9c-11.16-17), ci ricorda che il tempio di Dio non è fatto di pietre, ma di persone: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?”. Queste parole ci invitano a una profonda presa di coscienza: ognuno di noi è una chiesa vivente, costruita sulla roccia che è Gesù Cristo. Il fondamento è Lui, e nessun altro può sostituirlo. Se distruggiamo questo tempio interiore - con l’egoismo, l’indifferenza o la mancanza di amore - impoveriamo non solo noi stessi, ma anche la comunità che formiamo insieme.
Il tempio più bello, dunque, non è quello di pietra, ma quello che si edifica con le relazioni, con la misericordia, con la fedeltà alla verità e alla giustizia. Una Chiesa viva non è fatta di muri, ma di volti, di mani che aiutano, di cuori che credono.
Nel Vangelo (Gv 2,13-22), Gesù entra nel tempio e ne scaccia i mercanti. Il suo gesto è forte, deciso, quasi scandaloso. Ma non è violenza: è passione per la purezza del luogo santo, per la verità della fede, per il cuore dell’uomo. Quando dice: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”, parla del suo corpo. Gesù è il nuovo tempio, dove Dio e l’uomo si incontrano definitivamente.
In Lui, la presenza divina non abita più in un edificio, ma nel cuore stesso della storia umana. E in noi, che siamo il suo Corpo, continua a vivere e ad agire. Dove scorre l’acqua di Dio, tutto rivive. Dove la fede è accolta con cuore sincero, nasce una Chiesa che non ha paura di rinnovarsi, di purificarsi, di amare di più.Ognuno di noi è chiamato a custodire il tempio che porta dentro e a farlo splendere come luogo di incontro, di silenzio, di preghiera.
Così, la Chiesa - e ciascuno di noi - diventerà davvero quel fiume che rallegra la città di Dio e fa fiorire la vita anche nei luoghi più aridi del mondo.
Buona domenica.


