“Vegliate […], perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”
Nov 29th, 2025 | Di cciotola | Categoria: ReligioneLa Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale
a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
30 novembre 2025 - I Domenica del Tempo di Avvento – Anno A
Con la prima domenica di Avvento, la liturgia ci invita a metterci in cammino. Non verso un luogo geografico, ma verso un incontro: quello con il Signore che viene. L’Avvento non è soltanto l’attesa del Natale, ma un tempo per riaccendere nel cuore il desiderio di Dio e imparare di nuovo a sperare.
Nella prima lettura il profeta Isaia (Is 2,1-5) ci offre un’immagine di speranza: il monte del tempio del Signore si eleva sopra tutti i monti, e a esso affluiscono tutte le genti. È la visione di un mondo riconciliato, dove “spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci”. Dio sogna un’umanità che costruisce pace anziché guerra, e questo sogno interpella ciascuno di noi. Possiamo trasformare le nostre “armi” quotidiane - parole dure, chiusure, rancori - in strumenti di vita e di bene. “Venite, camminiamo nella luce del Signore”, invita Isaia. La pace non cade dall’alto: cresce attraverso passi concreti di giustizia, fraternità e perdono.
Il Salmo 121 accompagna questa chiamata al cammino: “Andremo con gioia alla casa del Signore”. È la gioia di chi non si arrende all’immobilità. Salire a Gerusalemme diventa il simbolo della fede: ogni giorno è una piccola salita verso Dio. E lungo questo percorso, il credente porta nel cuore una preghiera: “Su di te sia pace”. L’Avvento è dunque un tempo di gioia e di pace condivisa, che si costruisce insieme, come popolo di Dio.
Nella seconda lettura tratta dalla lettera ai Romani (Rom 13,11-14), san Paolo scuote la nostra indifferenza: “È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina”. La notte è quasi finita, il giorno è vicino. È un invito a risvegliarci dal torpore spirituale, a non vivere come se nulla accadesse. Spesso siamo assorbiti dalle cose da fare, ma dentro restiamo addormentati. “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo”, scrive Paolo. La fede non è un abito da festa, ma una luce che deve illuminare la vita di ogni giorno, le scelte, le relazioni, i pensieri.
Nel Vangelo (Mt 24,37-44), tratto da Matteo, Gesù ci chiama alla vigilanza: “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”. Come ai tempi di Noè, la gente viveva distratta, immersa nelle sue abitudini, senza accorgersi di nulla. Non è un rimprovero contro la vita ordinaria, ma contro la superficialità che spegne l’anima. Tutto è buono - mangiare, lavorare, amare - ma se lo facciamo dimenticando Dio, viviamo solo a metà.
La vigilanza cristiana non nasce dalla paura, ma dall’amore. È la consapevolezza che Dio viene ogni giorno, anche nel silenzio. Vegliare significa accorgersi della sua presenza in un gesto d’amore, in un volto, in un dolore condiviso. È preparare la casa del cuore, accendere la lampada della fede, mantenere viva la speranza.
Come ricordava Benedetto XVI, “vegliare significa seguire il Signore, scegliere ciò che Lui ha scelto, amare ciò che Lui ha amato”. L’Avvento è il tempo per ridare spazio a Dio: per fare silenzio, per riscoprire la preghiera e la carità, per guardare con occhi nuovi chi ci sta accanto. Il Signore verrà alla fine dei tempi, ma viene già oggi, in chi ama, perdona e costruisce pace.
Buon Avvento, e buon cammino nella luce del Signore.


