La Befana: scomoda icona nell’era del politically correct
Gen 6th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Cronaca Nazionale
Nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio cresce la trepidazione per la vecchietta più attesa dell’anno: la Befana che in volo sulla scopa arriva per distribuire dolciumi e carbone. La parola “Epifania” viene dal greco epipháneia e significa “manifestazione”, “apparizione”, e ricorda il momento in cui Gesù si manifesta al mondo per la prima volta. La festa nasce nel IV secolo, nella tradizione occidentale è legata alla visita dei Magi, mentre in Oriente al Battesimo di Gesù. Eppure, oggi, nell’epoca digitale, il tradizionale simbolo culturale incarnato dalla Befana viene reinterpretatato e riletto in chiave metaorica attraverso le lenti del femminismo contemporaneo. Icona che un tempo evocava la sfera domestica o la stregoneria, diventa un oggetto politico che incrina il gender gap, rifiuta di essere una figura marginale e rivendica il suo valore e la sua autonomia. Trasforma concretamente un utensile domestico in un veicolo di emancipazione, un mezzo di trasporto che, come suonano diverse campagne sociali, serve “non per spazzare, ma per volare”. E poi oggi la Befana non fa cool hunting, non cerca di piacere, non cerca di essere accettata, non cerca di essere giusta. È una figura scomoda e questo, oggi, è un atto di ribellione culturale. È troppo vera, troppo brutta, troppo libera, e proprio per questo è la più radicale di tutte. La Befana è antiestetica, non è glamour, non è instagrammabile. In un’epoca che idolatra la giovinezza, la perfezione, rivendica la dignità delle donne anziane, senza maschere, senza filtri, senza botox. Rivendica la libertà femminile. Mentre il caro rosso e paffuto Babbo Natale arriva trionfante sulla sua slitta, lei si cala di notte dal camino, non ha paura di sporcarsi. C’è chi dice che in questo si legge la differenza di genere, ma la riflessione è più sottile. La Befana non promette felicità, non vende prodotti, non vende false speranze, d’altronde non parliamo di un uomo. Lei non fa magie, fa realtà. Lei lo sa. Lei sa. La sua è una denuncia silenziosa, ma tagliente. Lei a differenza dell’amico Santa Claus non accetta letterine, ma porta il carbone e fa scandalo. Perchè sì, nell’era del politically correct, il carbone è problematico: fa una distinzione pura e semplice tra buoni e cattivi, chiama in causa la responsabilità personale, non ammette compromessi, non è gentile, introduce la possibilità dell’autocritica, spezza la retorica della perfezione obbligatoria, restituisce ai bambini (e agli adulti) un contatto con la realtà. Il carbone non è un premio, nè una punizione, è concreto, non rimanda ad alcuna metafora, è letterale e scomodo. E allora ecco che ostinata, fuori moda, fuori contesto, continua a tornare. La Befana è la fine delle illusioni. E in un mondo che pretende continua perfezione, ottimismo e finti moralismi, la Befana porta insieme al suo carbone un piccolo atto di verità.
Carmela Papa


