11 gennaio 2026 – Battesimo del Signore – Anno A
Gen 10th, 2026 | Di cciotola | Categoria: ReligioneLa Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale
a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
11 gennaio 2026 – Battesimo del Signore – Anno A
“Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare”
La Parola di Dio di oggi ci porta nel cuore della missione di Gesù e ci racconta qualcosa che riguarda anche noi. Isaia, nella prima lettura (Is 42,1-4.6-7), presenta la figura del Servo del Signore: un uomo forte senza essere violento, capace di portare giustizia senza alzare la voce, senza spegnere ciò che è fragile, senza ignorare ciò che è ferito. È una descrizione sorprendente: Dio non interviene con clamore o potenza, ma con delicatezza. Non spezza la canna incrinata, non spegne lo stoppino dalla fiamma smorta. Al contrario: sostiene, risolleva, riaccende.
È il ritratto di Gesù, ed è il ritratto del modo in cui Dio si avvicina a noi: con fermezza, ma senza durezza; con verità, ma senza violenza.
La scena del Giordano, nel Vangelo (Mt 3,13-17), conferma questa logica. Gesù si mette in fila come tutti, si confonde con i peccatori, non rivendica privilegi. Giovanni Battista quasi protesta: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te”. Gesù risponde con una frase che potremmo tradurre così: “Lascia che compia la volontà di Dio fino in fondo; lascia che io stia dentro la vita dell’uomo, senza sconti”. È la giustizia vista da Dio: non un atto di potere, ma un atto di solidarietà.
Proprio lì, nell’umiltà del gesto, accade qualcosa di immenso: i cieli si aprono. Lo Spirito scende come una colomba. E una voce, la voce del Padre, dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.
Questa è una dichiarazione che illumina tutta la vita di Gesù: Dio si compiace di Lui ed è uno sguardo che si posa anche su di noi, perché il Battesimo di Gesù anticipa e prepara il nostro.
La seconda lettura (At 10,34-38), con le parole di Pietro, annuncia una verità decisiva: Dio non fa preferenze. Accoglie chiunque lo cerca con sincerità e pratica la giustizia. E quando parla di Gesù, Pietro lo riassume così: “Passò beneficando e risanando”. È una sintesi bellissima: Gesù è il bene che passa nella vita, è la guarigione che si avvicina.
Allora l’Epifania del Giordano non è solo un ricordo: è un invito. È come se Dio dicesse anche a noi ciò che ha detto a Gesù: “Tu sei mio figlio, tu sei mia figlia. In te ho posto il mio compiacimento”.
Non perché siamo perfetti, ma perché siamo suoi figli. Il Battesimo ci ha consegnato questa identità: possiamo vivere come figli, possiamo camminare nella luce, possiamo essere nel mondo una presenza che non spegne, che non ferisce, che non alza la voce per vincere ma ascolta per comprendere.
Tuttavia, questa identità va continuamente ravvivata. La tradizione spirituale parla della “conversione quotidiana”: un secondo battesimo fatto di scelte piccole e fedeli che purificano il cuore, che riportano lo sguardo verso Dio, che ci fanno ricominciare.
Oggi, contemplando Gesù nel Giordano, chiediamo una grazia semplice e profonda: essere anche noi “luce delle nazioni” – come dice Isaia – cominciando dai luoghi che viviamo ogni giorno. Con una parola che incoraggia, con una scelta di giustizia, con un gesto che fa respirare chi è stanco.
Buona domenica.


