8 marzo 2026 – III domenica di Quaresima – Anno A
Mar 7th, 2026 | Di cciotola | Categoria: ReligioneLa Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale
a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
8 marzo 2026 – III domenica di Quaresima – Anno A
“Dammi da bere”
La Parola di oggi ci porta nel deserto. Il popolo d’Israele (prima lettura; Es 17,3-7) ha sete e protesta contro Mosè: “Perché ci hai fatto uscire dall’Egitto per farci morire di sete?”. Non è solo mancanza d’acqua: è mancanza di fiducia. Lì, a Massa e Merìba, nasce una domanda che attraversa tutta la Bibbia e tutta la nostra vita: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”.
Quante volte questa domanda ci assomiglia. Quando una malattia irrompe, quando un progetto fallisce, quando ci sentiamo soli o delusi, il cuore mormora: “Dov’è Dio? Perché non interviene?”. La sete del popolo è la nostra sete di senso, di sicurezza, di consolazione.
Eppure Dio non risponde con rimproveri ma con un gesto concreto: dalla roccia sgorga acqua. Dove tutto sembrava arido nasce la vita. È il modo in cui Dio agisce: non elimina le prove ma ci attraversa dentro, trasformandole.
Il Salmo 94 ci fa ripetere: “Ascoltate oggi la voce del Signore, non indurite il vostro cuore”. Il pericolo più grande non è la sete, ma un cuore chiuso, incapace di fidarsi ancora.
San Paolo, nella seconda lettura (Rom 5,1-2.5-8), ci offre il motivo della fiducia: “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo”. Non siamo amati perché siamo perfetti; infatti Cristo è morto per noi “quando eravamo ancora peccatori”. Dio non ama versioni migliorate di noi stessi: ama ciò che siamo, oggi. E da lì ricomincia.
E arriviamo al Vangelo (Gv 4,5-42): un pozzo, mezzogiorno, una donna sola. Gesù, stanco e assetato, le dice: “Dammi da bere”. È sorprendente: Dio chiede qualcosa a noi. Quel “dammi da bere” non è bisogno materiale, è desiderio di incontro. Gesù cerca quella donna prima ancora che lei cerchi Lui.
La Samaritana è una donna ai margini, con ferite affettive, giudicata dalla sua gente. Eppure Gesù non la evita, non la moralizza, non le fa domande per metterla alla prova. La ascolta, la guarda, le parla con rispetto. La sua sete fa emergere la sete più profonda della donna: essere accolta, essere capita, essere amata.Quando Gesù le annuncia l’“acqua viva”, non le promette una vita senza problemi, ma una sorgente interiore che non si esaurisce. Non un pozzo da riempire ogni giorno ma una fontana che nasce dentro. È l’immagine più bella della fede: Dio non risolve tutto, ma ti dà ciò che serve per vivere.
E poi accade qualcosa di decisivo: la donna lascia la sua anfora. Quel recipiente che ogni giorno la riportava, sola, al pozzo. La lascia perché ha trovato qualcosa di più grande. Quando incontriamo davvero Gesù non abbiamo più bisogno di ciò che pensavamo indispensabile. La Samaritana diventa annunciatrice. Una donna considerata inaffidabile diventa voce credibile: “Venite a vedere” e molti credono. Il Vangelo cresce così: non con perfetti ma con persone toccate dalla misericordia.
Questa pagina ci consegna alcune domande per il nostro cammino quaresimale: Qual è la mia sete oggi; di pace, di perdono, di riconoscimento, di futuro? Dove continuo ad andare a prendere acqua che non sazia; abitudini, relazioni, illusioni, consumi senza misura? Sono disposto a lasciarmi incontrare da Gesù, consapevole che la fede non nasce dal dovere ma da un dialogo?
La risposta di Gesù è la stessa di allora: “Sono io, che parlo con te”. Non un’idea, non una dottrina ma una presenza. Dio non ci chiede grandi gesti ma semplicemente di ascoltare, di fidarci, di non indurire il cuore e di lasciarci dissetare da Lui. Perché il Signore è in mezzo a noi. Non solo quando tutto va bene ma soprattutto quando abbiamo sete.
Buona domenica.


