8 Marzo: la mimosa appassisce, la lotta continua

Mar 8th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Politica

Ogni anno arriva puntuale: l’8 marzo, la Giornata internazionale dei diritti delle donne. E ogni anno arrivano anche i messaggi dolci, le frasi fatte, le offerte speciali “solo per lei”. In realtà l’8 marzo non è mai stata una festa. La prima “Giornata nazionale della donna” viene celebrata il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti, su iniziativa del Partito Socialista americano, per sostenere la lotta delle lavoratrici e il diritto di voto. È il 1910 quando al Congresso internazionale delle donne socialiste, Clara Zetkin, femminista e rivoluzionaria tedesca,propone di istituire una giornata internazionale dedicata ai diritti delle donne e alla loro emancipazione. La proposta viene accolta all’unanimità: nasce così la Giornata internazionale della donna, anche se non ancora fissata all’8 marzo. Si dovrà attendere il 1975 quando l’ONU proclamerà l’“Anno internazionale delle donne” e ufficializzerà l’8 marzo come Giornata internazionale dei diritti delle donne. Nel 1946 l’Unione delle donne italiane sceglie la mimosa come simbolo di solidarietà femminile. Una scelta  intelligente e profondamente simbolica allo stesso tempo poichè è economica, facilmente reperibile, fiorisce ovunque ed è accessibile a tutte, non solo alle signore borghesi. E mentre qualcuno continua a chiamarla ‘festa’, i numeri ci riportano alla realtà: 84 femminicidi nel 2025; 53,3% di occupazione femminile contro il 71% maschile; 27% di guadagno in menoper le donne rispetto agli uomini. Che celebrazione. Questa giornata serve a denunciare e condannare ogni forma di disuguaglianza, sessismo e violenza nei confronti delle donne, e a ricordare che le conquiste sociali, economiche e politiche sono il frutto della lotta, dell’impegno e del sacrificio di tante donne si battono da oltre un secoloDonne che non chiedono fiori, ma diritti. Non vogliono complimenti, ma dignità e rispetto. Non basta un mazzo di mimose per cancellare secoli di disparità. Non basta un post indignato sui social per dichiararsi ‘dalla parte delle donne’. L’idea di “festa” con la sua vena commerciale rischia di trasformare una battaglia politica in un rituale innocuo. La verità è che l’8 Marzo non chiede celebrazioni, ma consapevolezza. E allora sì, teniamoci pure le mimose se ci piacciono, ma senza dimenticare che profumano di memoria, di lotta, di futuro da costruire e, soprattutto, portano il profumo di tutte quelle donne che hanno aperto la strada e di quelle che, ancora oggi, la percorrono con ostinazione. L’8 marzo non è una festa, ma una ricorrenza per ricordare che la strada verso l’uguaglianza è ancora piena di buche, deviazioni e lavori in corso. Non è un punto di arrivo. È un promemoria.

 

Carmela Papa


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