15 marzo 2026 – IV domenica di Quaresima – Anno A

Mar 18th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Religione

La Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale

a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV

 

15 marzo 2026  IV domenica di Quaresima – Anno A

 

Va’ a lavarti

 

La Parola di oggi ci parla di occhi, di sguardi, di luce ma, soprattutto, di come Dio ci guarda.

Nella prima lettura (1Sam 16,1b.6-7.10-13a), il profeta Samuele deve scegliere il futuro re d’Israele. Davanti a lui sfilano uomini forti, maturi, sicuri. Samuele pensa: “È sicuramente questo ma Dio lo corregge: “L’uomo vede l’apparenza, il Signore vede il cuore”. È una frase che potrebbe bastare per l’intera Quaresima. Noi guardiamo la superficie: il successo, l’immagine, ciò che colpisce. Dio invece guarda l’essenziale, ciò che non si vede: desideri, paure, ferite, disponibilità. Per questo sceglie Davide, il più giovane, quello che nessuno aveva considerato. La storia della salvezza nasce così: dai margini, dalle sorprese, non dai palazzi.

 

Il Salmo 22 completa questa rivelazione: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla”. L’unzione di Davide non lo rende un eroe ma un custodito. Dio non è spettatore, è guida, compagno, difesa anche “nella valle oscura”. La vita non promette solo pascoli erbosi, ma il Signore assicura presenza: “Tu sei con me”. È questa la sorgente della fiducia cristiana.

 

San Paolo, nella seconda lettura (Ef 5,8-14), traduce tutto in un’immagine decisiva: “Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore”. Non dice: “Avete ricevuto un po’ di luce”, ma: voi siete luce. È la dignità battesimale: illuminati per illuminare. Ma Paolo aggiunge una responsabilità: “Comportatevi come figli della luce”. Non basta credere, bisogna lasciarsi trasformare per essere credibili.

 

E arriviamo al Vangelo (Gv 9,1-41), una delle pagine più belle di Giovanniche ci invita proprio a questo passaggio: dallo sguardo spento allo sguardo rinato. È l’incontro tra Gesù e il cieco nato. I discepoli guardano quell’uomo e cercano un colpevole: “Chi ha peccato?”. È uno sguardo che giudica. Gesù invece guarda e vede una possibilità: “È perché in lui siano manifestate le opere di Dio”. Per Gesù, nessuna vita è condannata, nessuna storia è senza futuro. Il gesto di Gesù è sorprendente: un po’ di terra, un po’ di saliva, fango sugli occhi. Non un miracolo spettacolare ma un segno che ricorda la creazione. È come se dicesse: “Tu puoi rinascere”. Poi aggiunge: “Va’ a lavarti alla piscina di Siloe”. La guarigione non è automatica: chiede fiducia, movimento, collaborazione. Anche la nostra fede funziona così: Dio apre la strada ma siamo noi a decidere se camminare.

 

Da quel momento il Vangelo diventa il racconto di due cecità: una guarita, l’altra negata. L’uomo cieco ora vede, riconosce, cresce nella fede. I farisei invece, convinti di sapere tutto, si chiudono, resistono, si arrabbiano. Il miracolo non è solo riavere la vista ma imparare a vedere diversamente. Il vero cieco non è chi manca della vista ma chi pensa di non aver bisogno di luce. Colpisce una frase al centro del racconto, ed è detta proprio dal cieco guarito: “Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. È una fede semplice, essenziale, non polemica. Non spiega, non teorizza, racconta ciò che è accaduto e questo basta.

 

Alla fine, Gesù ritrova quell’uomo e gli chiede: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. È la stessa domanda che rivolge oggi a noi. L’uomo risponde: “Credo, Signore!”, e si prostra. Prima vedeva il mondo; ora vede Dio. Quaresima è questo cammino: lasciare che Gesù tocchi il nostro fango, lavi i nostri occhi, illumini le nostre domande. Perché, come ricorda Paolo, “Cristo ti illuminerà”.

 

Oggi possiamo chiederci: quali sono le mie cecità? Pregiudizi, paure, rigidità, abitudini che non interrogo più? Soprattutto: ho il coraggio di lasciarmi guardare da Dio, che vede il cuore? Non siamo condannati al buio ma siamo invitati a ricevere la luce della vita.

 

Buona domenica.

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