19 aprile 2026 – III domenica di Pasqua – Anno A
Apr 18th, 2026 | Di cciotola | Categoria: ReligioneLa Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale
a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
19 aprile 2026 – III domenica di Pasqua – Anno A
“Resta con noi” (Lc 24, 29): quando il Risorto cammina nelle nostre delusioni
Il Vangelo dei discepoli di Emmaus è uno dei racconti più vicini alla nostra esperienza quotidiana. Due uomini camminano, parlano, discutono. Hanno il cuore pesante e il volto triste. Non stanno andando verso una missione, ma tornando indietro, delusi. Dicono una frase che pesa come un macigno: “Noi speravamo…”. È la speranza ferita di chi aveva creduto e ora si sente sconfitto.
Gesù si affianca a loro ma non lo riconoscono. È un dettaglio importante: il Risorto non appare come una soluzione immediata ma come un compagno di strada. Prima ascolta, poi domanda, poi spiega. La fede non forza la fede ma educa, non cancella il dolorema lo attraversa con loro.
Anche la prima lettura (At 2, 14.22-33) ci parla di un annuncio che nasce dopo un cammino interiore. Pietro, lo stesso che aveva avuto paura, ora si alza e “a voce alta” proclama che Gesù è risorto. Non parla per sentito dire: è testimone. La risurrezione non è un’idea consolatoria ma un fatto che cambia la storia. “Non era possibile – dice Pietro – che la morte lo tenesse in suo potere”. Questa è la radice della fede cristiana: la morte non ha l’ultima parola.
Ma torniamo a Emmaus. Gesù si rivolge ai discepoli con parole forti ma, allo stesso tempo, tenere insieme: “Stolti e lenti di cuore”. Non li giudica, li scuote. E poi compie un gesto decisivo: apre loro le Scritture. È lì che il cuore comincia ad ardere. Prima ancora di riconoscere Gesù con gli occhi, lo riconoscono interiormente. La fede nasce quando la Parola di Dio illumina la vita e le sue contraddizioni.
Il momento decisivo arriva alla fine della giornata, quando il sole tramonta. È un’ora fragile, simbolica. I due fanno una richiesta semplice e profondissima: “Resta con noi”. Non chiedono spiegazioni ulteriori, chiedono presenza. È forse la preghiera più autentica che possiamo fare anche noi: resta con noi quando si fa sera, quando non capiamo, quando siamo stanchi.
Gesù accetta. Entra, spezza il pane, e in quel gesto gli occhi si aprono. Lo riconoscono e subito scompare. È paradossale: quando finalmente lo vedono, non lo vedono più… ma ormai non è più necessario. Il Risorto non è trattenuto, è riconosciuto. Non è posseduto, è annunciato.
Infatti, subito, i due ripartono. La strada che prima era fuga diventa missione. La notte non li ferma più. Tornano a Gerusalemme per raccontare ciò che hanno vissuto. La fede autentica non trattiene, rimette in cammino.
San Pietro, nella seconda lettura (1Pt 1,17-21), ci ricorda il prezzo di questa speranza: “Non a prezzo di cose effimere siete stati liberati, ma con il sangue prezioso di Cristo”. La nostra fede è preziosa. Non nasce da un entusiasmo momentaneo ma da un amore che ha attraversato la croce.
La liturgia della Parola di questa domenica ci interpella: in un tempo in cui molti cristiani vivono una fede stanca, abitudinaria, a volte delusa, quando la domenica perde la centralità, quando la Parola non ci parla più, quando l’Eucaristia diventa semplice routine, allora Emmaus deve diventare la nostra strada: è proprio lì che Gesù continua a camminare con noi.
Buona domenica.


