10 maggio 2026 – VI domenica di Pasqua – Anno A
Mag 9th, 2026 | Di cciotola | Categoria: ReligioneLa Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale
a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
10 maggio 2026 – VI domenica di Pasqua – Anno A
“Non vi lascerò orfani” (Gv 14, 18): la gioia dello Spirito che abita in noi
La Parola di Dio di questa domenica ci accompagna dentro un’esperienza decisiva della fede cristiana: la presenza viva dello Spirito Santo, dono del Risorto, capace di trasformare le persone, le comunità e persino le città.
La prima lettura (At 8,5-8.14-17) ci presenta una scena sorprendente. Filippo scende in Samaria, terra di confine e di antiche diffidenze, e annuncia il Cristo. Non porta strategie elaborate né discorsi complicati: predica Gesù e lascia che il Vangelo faccia il suo corso. Accade allora qualcosa di nuovo: le folle ascoltano, i cuori si aprono, il male viene vinto, i malati guariti. L’evangelista Luca annota una conseguenza semplice ma eloquente: “Vi fu grande gioia in quella città”. Dove arriva il Vangelo accolto con sincerità, nasce la gioia.
Ma il racconto aggiunge un dettaglio importante. I samaritani erano stati battezzati ma non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo. Per questo Pietro e Giovanni scendono da Gerusalemme, pregano per loro e impongono le mani. È un’immagine bellissima della Chiesa: una comunità che cresce ma resta in comunione; una fede che non si riduce a un gesto esteriore ma diventa vita nuova grazie allo Spirito. Senza lo Spirito Santo, la fede rischia di restare incompleta, fragile, facilmente scoraggiata.
Il Salmo 65 ci invita a guardare questa opera di Dio con stupore e gratitudine: “Acclamate Dio, voi tutti della terra”. Non è l’uomo il protagonista ultimo della storia della salvezza, ma Dio, che continua a operare, a liberare, a nutrire il suo popolo. Chi fa esperienza della sua misericordia non può tacere: sente il desiderio di raccontare “quanto per me ha fatto”.
Nella seconda lettura (1Pt 3,1.15-18), san Pietro ci porta ancora più in profondità. Essere cristiani significa custodire Cristo nel cuore ed essere pronti a rendere ragione della speranza che abita in noi, non con arroganza o durezza, ma con dolcezza e rispetto. È un messaggio di grande attualità: il Vangelo non si difende con le polemiche ma si testimonia con una vita buona, anche quando questo comporta fatica o incomprensione. Cristo stesso ha percorso questa strada: ha sofferto facendo il bene, ed è così che ci ha ricondotti a Dio.
Il Vangelo (Gv 14,15-21), infine, ci consegna le parole accorate di Gesù nell’ultima cena. Sa che i discepoli sono turbati, smarriti all’idea della sua partenza. Per questo li rassicura: “Non vi lascerò orfani”. È una promessa che attraversa i secoli. Gesù non abbandona i suoi, ma chiede al Padre di donare “un altro Paraclito”, lo Spirito della verità, che rimanga con noi per sempre.
Lo Spirito Santo non è una forza anonima ma una presenza viva, interiore. “Rimane presso di voi e sarà in voi”, dice Gesù. È Lui che rende possibile ciò che da soli non riusciremmo a fare: amare davvero, perdonare, restare fedeli, sperare anche nelle prove. Per questo Gesù lega strettamente amore e obbedienza: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Non come un peso ma come il segno concreto di una relazione viva.
E la promessa finale è straordinaria: “Chi mi ama… anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Dio non resta lontano. Si fa vicino, si lascia incontrare da chi sceglie di vivere nell’amore.
In un tempo in cui molti si sentono soli, disorientati, quasi “orfani” di speranza, il Vangelo di oggi ci ricorda una verità essenziale: non siamo soli. Lo Spirito Santo è all’opera, anche oggi. Dove il Vangelo è accolto, dove l’amore diventa vita concreta, lì nasce ancora la gioia. E quella gioia, silenziosa ma tenace, è il segno più credibile che Cristo è vivo e continua a camminare con noi.
Buona domenica.


