17 maggio 2026 – Ascensione del Signore – Anno A

Mag 15th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Religione

La Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale

a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV

 

17 maggio 2026  Ascensione del Signore – Anno A

 

L’Ascensione del Signore: una partenza che apre il cammino della santità

 

La festa dell’Ascensione del Signore rischia, a volte, di essere fraintesa come un distacco, quasi un addio definitivo di Gesù alla terra. In realtà, la Parola di Dio ci rivela l’esatto contrario: l’Ascensione non è una fuga dal mondo, ma l’inizio di una presenza nuova, più profonda, capace di abbracciare ogni tempo e ogni luogo. È una festa di speranza, di responsabilità e di vocazione.

 

Negli Atti degli Apostoli (At 1,1-11), Gesù risorto non consegna ai discepoli un programma dettagliato ma una promessa e una missione. Promette lo Spirito Santo, che darà forza, luce e coraggio. Affida poi un compito chiaro: essere suoi testimoni “fino ai confini della terra”. I discepoli guardano il cielo, quasi smarriti, ma vengono richiamati alla realtà: non è il tempo di restare fermi a contemplare, è il tempo di camminare, di tornare alla vita quotidiana con uno sguardo nuovo. L’Ascensione spinge la Chiesa a non restare immobile, ma a vivere la fede come missione.

 

Il Vangelo (Mt 28,16-20) sottolinea proprio questo: Gesù sale al Padre ma non abbandona i suoi. Li benedice, li rassicura, li rende protagonisti di una storia che continua. La sua elevazione al cielo non allontana l’umanità da Dio ma la avvicina definitivamente. In Cristo, la nostra natura umana entra nella vita divina. L’Ascensione ci dice che il cielo non è più un luogo irraggiungibile ma una meta aperta, già abitata da Colui che ci ama.

 

Per questo, l’Ascensione è un invito esplicito alla santità. Non una santità astratta o riservata a pochi ma un cammino concreto di unione con Dio, che coinvolge tutta la persona e tutta la vita. È il “progresso dell’anima” – come diceva San Giustino Maria Russolillo -, un salire graduale, giorno dopo giorno, attraverso la fedeltà, la preghiera, il servizio, l’amore vissuto nel quotidiano. Gesù sale al Padre per attirare anche noi verso l’alto, non per sottrarci alla terra ma per insegnarci a viverla con il cuore rivolto a Dio.

 

Per noi vocazionisti, questa festa ha un significato ancora più profondo. Non è un caso che il primo libro scritto e stampato da San Giustino Maria Russolillo porti proprio il titolo Ascensione. In quel Regolamento privato-riservato, il nostro fondatore ha tracciato un autentico itinerario spirituale: l’Ascensione come legge della vita interiore, come dinamismo continuo verso la santità e l’unione divina. Per San Giustino Russolillo, tutta l’esistenza del cristiano - e in modo particolare di chi è chiamato a consacrarsi al Signore - è un’ascensione: dalla conversione alla conformazione a Cristo, fino alla piena unione con Dio Trinità.

 

In questa luce, l’Ascensione diventa per noi una festa identitaria. Ci ricorda che la vita è crescita; non è privilegio ma servizionon è possesso ma tensione verso l’alto; è desiderare la santità come pienezza dell’amore.

 

Ritornando, così, al racconto degli Atti degli Apostoli, ascoltiamo gli angeli che pongono, ai discepoli, una domanda che vale anche per noi: Perché state a guardare il cielo?. È come dire: se credete davvero nell’Ascensione, tornate alla terra con responsabilità nuova. Vivete da uomini e donne che hanno il cielo nel cuore. Testimoniate, con la vita, che Cristo regna e che la meta è già tracciata.

 

L’Ascensione, allora, non ci allontana dal mondo, ma ci restituisce ad esso con uno sguardo trasformato. È la festa di Gesù che ci precede, di una Chiesa che cammina, di anime chiamate a salire, passo dopo passo, fino a Dio. E questa salitacome ci ha insegnato San Giustino Russolillo, è il segreto più vero della santità.

 

Buona domenica. Buona Ascensione.

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