Manuale di sopravvivenza: il patriarcato rivuole indietro le sue fiabe

Giu 2nd, 2026 | Di cciotola | Categoria: Cronaca Nazionale

Siamo nel 2026. L’era dell’AI, delle macchine che si guidano da sole, delle missioni spaziali pronte a colonizzare nuovi pianeti. Eppure, in mezzo a tutta questa evoluzione, sopravvive una specie che continua a prosperare indisturbata nel suo habitat naturale: quella che ti guarda e pronuncia la frase ‘ti manca solo il principe azzurro’. È il cliché del patriarcato. Un fossile che non vuole estinguersi e che manda in tilt l’algoritmo sociale. La senti ovunque. Quando sei al supermercato a comprare il latte senza lattosio. Quando sei a fare shopping o da quella zia che ha deciso che la tua vita è un progetto da portare a termine entro fine anno. Puntuale, come le tasse e altrettanto indesiderato come le chiamate spam. Il punto è che ciòche molti chiamano solitudine è, in realtà, amor proprio, benessere personale, una scelta. È unpiccolo dettaglio. Tipo il prezzemolo nel piatto o la ciliegina sulla torta, per loro. In realtà per te è più come quel cookie che vuoi rifiutare, ma il sito continua fastidiosamente a riproporti.Se non hai un uomo accanto oggi sei ancora nella versione di prova, sei in modalità demo. E se superi una certa età sei pure etichettata come zitella. Sei semplicemente incompleta. Come se fossimo ancora protagoniste di un cartone Disney degli anni 50. Principesse addormentate, salvate, scelte, riscattate. Mai sveglie, mai autonome, mai in movimento. Sempre immobili, sempre in attesa. Il problema non è la fiaba in sé, è la pedagogia del lieto fine: l’idea che la felicità arrivi solo quando arriva qualcuno. Che la tua vita inizi davvero solo quando un uomo ti vede e il tuo valore sia un premio da assegnare. Spoiler: non c’è nessun cavallo bianco. Quindi smetti di aspettarti dagli altri la prova che vali. Non ti serve approvazione. E la cosa simpatica è che nessuno si chiede se lo vuoi, questo principe. Se ti serve, se hai spazio, se hai voglia di condividere il telecomando. Ancora una volta non si parla di te, ma delle loro aspettative, delle loro narrazioni, di quello che gli altri immaginano per te. E poi si può sempre passeggiare, non c’è bisogno di carrozze o cavalli o possiamo salirci su noi. La strada da percorrere la scegliamo noi. Al nostro passo. Senza chiedere il permesso. E se qualcuno arriva, è per stare accanto, senza bisogno di rincorrere chi non rallenta per noi. Accanto: né avanti, né indietro. D’altronde se la felicità fosse stata davvero un accessorio da abbinare, l’avremmo già comprato in tre colori diversi, in saldo e con reso gratuito. Una donna non aspetta di essere scelta, si sceglie da sola. Non cerca un finale scritto da altri, ha già iniziato a scrivere il proprio. La vera rivoluzione non è trovare il principe: è non averne bisogno. Sapere che la strada la tracci tu. È questo, per molti, il vero scandaloNon abbiamo smesso di credere nelle fiabe. Abbiamo solo smesso di recitarle. 

 

Carmela Papa

Lascia un commento

Devi essere Autenticato per scrivere un commento