Il riflesso dello specchio tra aspettative e idealizzazioni

Giu 8th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Spazio ai Ragazzi

Per anni ci siamo ripetuti un mantra rassicurante: “Quello che gli altri pensano di te non ti riguarda.” È una frase elegante, liberatoria, quasi terapeutica, ma, in parte, una semplificazione. Perché sì, è vero: le parole degli altri non dovrebbero definire chi sei. E sì, quello che gli altri dicono di te è, spesso, un problema loro, delle loro aspettative, delle loro idealizzazioni, eppure, c’è un punto che sfugge a questa narrativa consolatoria: è davvero così? La percezione di noi stessi dipende esclusivamente da noi? Quella degli altri da dove nasce? Le idealizzazioni esistono, certo, ma non reggono a lungo se i comportamenti non le sostengono. E quando crollano, spesso la colpa viene attribuita a chi “non ci ha capiti”, non a chi ha smesso di incarnare quella versione di sé. Ogni relazione affettiva, professionale, familiare è attraversata da un sistema di aspettative, non perché siamo manipolatori, ma perché siamo umani. Ciò che promettiamo, ciò che mostriamo, ciò che scegliamo di dire o di tacere, tutto definisce la nostra immagine. Soprattutto quando facciamo qualcosa e nessuno applaude. Non possiamo accusare chi ci sta vicino di “non capirci” se siamo i primi a non ascoltarci. Non possiamo pretendere che gli altri riconoscano una versione di noi che non abitiamo più. Quando ci contraddiciamo, quando ci nascondiamo dietro una narrazione che non coincide più con ciò che facciamo, non possiamo sorprenderci se gli altri notano crepe che noi preferiremmo ignorare. Possiamo però scegliere di guardare ciò che non ci piace, invece di combattere chi ce lo mostra. Per quanto nessuna parola pronunciata da altri abbia il potere di stabilire il nostro valore, la percezione degli altri non è un tradimento: è uno specchio. E gli specchi non sono mai colpevoli. Semplicemente riflettono. La nostra identità non è scritta dalle persone che ci circondano, ma dalle scelte quotidiane, dai valori che difendiamo, dalla persona che scegliamo di essere. Le parole possono ferire, ma non possono decidere chi siamo. Quella scelta resta solo nostra, non per compiacere il mondo, ma per riconoscerci. Per tornare a essere leggibili, prima di tutto a noi stessi.

 

Carmela Papa

 

 

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