A casa, chi assisterà i nostri anziani?
Ago 19th, 2026 | Di cciotola | Categoria: SaluteLa nuova sanità territoriale non può fermarsi alle Case della Comunità. Servono infermieri anche nelle case dei cittadini. Mentre l’attenzione è concentrata sulla carenza di infermieri negli ospedali e sulle nuove Case della Comunità, rischia di passare in secondo piano una parte essenziale della sanità: quella che ogni giorno assiste anziani, malati cronici e persone fragili direttamente nelle loro abitazioni. Gli infermieri servono certamente negli ospedali e nelle nuove strutture territoriali, ma rafforzare il Servizio sanitario nazionale non può significare indebolire la rete di assistenza domiciliare già presente sul territorio.
Un ruolo importante è svolto dagli infermieri liberi professionisti, dalle società tra professionisti, dalle cooperative e dalle strutture accreditate e convenzionate. Sono professionisti che entrano nelle case, seguono pazienti cronici e fragili, sostengono i caregiver e collaborano con i medici di medicina generale. Per molti cittadini rappresentano il collegamento più diretto tra il sistema sanitario e la propria casa. Il rischio è che, per coprire i nuovi servizi pubblici, si finiscano per spostare professionisti da una realtà all’altra senza aumentare realmente la capacità complessiva di assistenza. Il pubblico guadagna un infermiere, ma il territorio può perdere continuità, esperienza e rapporti di fiducia costruiti negli anni. Per questo occorre affrontare anche il tema del doppio esercizio professionale, con regole chiare che consentano, dove possibile, di conciliare attività pubblica e libero-professionale, garantendo naturalmente riposi, sicurezza delle cure, assenza di conflitti di interesse e rispetto degli obblighi professionali. La sanità territoriale non può essere una semplice estensione dell’ospedale. Deve puntare sulla presa in carico, sulla continuità assistenziale e sul rapporto fiduciario con il paziente. L’infermiere territoriale non si limita a una prestazione: valuta i bisogni, segue l’evoluzione del paziente, educa la persona e la famiglia e contribuisce a prevenire complicanze. Difendere la libera professione infermieristica non significa essere contro il Servizio sanitario nazionale. Significa, al contrario, valorizzare tutte le risorse disponibili per costruire una rete più forte e vicina ai cittadini. Pubblico, accreditato, convenzionato e libero professionista possono essere realtà complementari, se adeguatamente regolamentate e integrate. L’obiettivo deve essere uno solo: garantire cure di qualità nel luogo più vicino possibile alla persona. Il PNRR ha dato impulso alla costruzione di una nuova sanità territoriale, ma strutture e tecnologie, da sole, non curano nessuno. Case della Comunità, Infermieri di Famiglia e di Comunità, assistenza domiciliare e professionisti del territorio devono diventare parti della stessa rete.
Perché una sanità davvero vicina alle persone non può fermarsi alla porta della Casa della Comunità. Deve arrivare fino alla porta di casa del paziente.
E la domanda che non possiamo più rimandare è semplice: chi assisterà, domani, i nostri anziani a casa?
A cura di A. Sannino – Libero Professionista


