Campi Flegrei, una legge speciale per trasformare il rischio in resilienza

Ago 18th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Cronaca di Napoli

a cura dell’Ing. Paolo Balestrieri

Non basta gestire l’emergenza: serve una strategia strutturale che riduca la vulnerabilità degli edifici e garantisca vere vie di fuga. Il modello può guardare alle esperienze internazionali di Paesi come Giappone e Nuova Zelanda

Per i Campi Flegrei occorre un salto di qualità. Non soltanto nuove misure emergenziali, ma una legge speciale capace di affrontare in maniera organica e permanente una realtà che presenta caratteristiche difficilmente comparabili con altre aree del Paese. L’attuale quadro normativo ha già introdotto strumenti importanti. Il decreto-legge n. 140 del 12 ottobre 2023, convertito nella legge n. 183 del 7 dicembre 2023, ha previsto interventi sulla vulnerabilità degli edifici, sulla pianificazione di emergenza, sulla comunicazione alla popolazione e sulla funzionalità delle infrastrutture. Successivamente sono stati programmati ulteriori interventi sul patrimonio edilizio e sulle infrastrutture di trasporto. Ma la complessità del sistema flegreo impone, oggi, di andare oltre la logica dell’intervento episodico. Per comprendere la questione con onestà intellettuale, è utile partire dall’ingegneria e dalla teoria del rischio.

Una formulazione semplificata considera il rischio come funzione di:

R = P × E × V

dove P rappresenta la pericolosità, E l’esposizione e V la vulnerabilità. Nel caso dei Campi Flegrei, la pericolosità del sistema vulcanico e bradisismico non può essere eliminata. La Protezione civile sottolinea, inoltre, la complessità del sistema, caratterizzato dalla presenza di numerosi crateri e dall’impossibilità di prevedere con certezza quando, come e dove potrebbe verificarsi una futura eruzione. Anche l’esposizione rappresenta un elemento strutturale: siamo di fronte a un territorio densamente urbanizzato, con una popolazione numerosa e una presenza significativa di infrastrutture, attività produttive, servizi essenziali e patrimonio storico. Dove, allora, è possibile intervenire concretamente? Sulla vulnerabilità e sulla capacità del territorio di reagire all’evento. Ma c’è un ulteriore elemento che merita di essere considerato nella costruzione della funzione di rischio: la possibilità effettiva di allontanare rapidamente la dalle aree esposteUna città può avere edifici più sicuri, un sistema di monitoraggio avanzato e un efficace piano di protezione civile. Ma se, nel momento dell’emergenza, milioni di persone devono muoversi attraverso una rete viaria insufficiente, congestionata o non adeguatamente predisposta, la capacità complessiva di risposta si riduce drasticamente. Le vie di fuga, quindi, non devono essere considerate un elemento accessorio della pianificazione. Devono diventare una componente essenziale della funzione del rischio. In altre parole, accanto a P, E e V, occorre considerare la capacità infrastrutturale di evacuazione e di mobilità in emergenza: una variabile che incide direttamente sulla possibilità di ridurre le conseguenze dell’evento. Non si tratta soltanto di costruire nuove strade. Significa progettare un vero sistema di resilienza territoriale, comprendente viabilità, trasporto pubblico, ferrovie, porti, collegamenti alternativi, sistemi di gestione del traffico, aree di attesa e di incontro, comunicazioni e procedure coordinate. La stessa pianificazione nazionale già prevede, nella fase di allarme, della popolazione dell’intera Zona rossa flegrea. La domanda, però, è se il territorio sia strutturalmente attrezzato per rendere questa operazione concretamente sostenibile in uno scenario reale. È qui che dovrebbe inserirsi una Legge Speciale per i Campi Flegrei, capace di istituire un vero e proprio “Piano di Resilienza Flegrea”Un piano pluriennale, finanziato e sottratto alla frammentazione degli interventi, con un obiettivo preciso: ridurre progressivamente la vulnerabilità del territorio e aumentare la capacità di risposta della popolazione e delle infrastruttureIl Piano dovrebbe agire almeno su quattro direttrici. Occorre proseguire e rendere strutturale l’analisi della vulnerabilità, trasformandola in un programma concreto di messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici più esposti. La prima fase del Piano straordinario ha già interessato gli edifici ordinari presenti nella zona di intervento, nei territori di Bacoli, Pozzuoli e Napoli. Strade, ferrovie, trasporto pubblico, porti e servizi essenziali devono essere progettati anche in funzione dell’emergenza. Il Commissario straordinario dispone già di programmi specificamente rivolti alla funzionalità delle infrastrutture di trasporto e degli altri servizi essenziali e prioritari.  Serve una rete di evacuazione realmente ridondante, con percorsi alternativi, collegamenti intermodali e infrastrutture dimensionate non soltanto per la vita quotidiana, ma per una situazione eccezionale. La resilienza non è soltanto una questione di cemento e infrastrutture. È anche informazione, esercitazione, formazione e capacità individuale e collettiva di reagire. La pianificazione di protezione civile prevede già attività informative ed esercitative: una legge speciale dovrebbe renderle parte permanente della cultura del territorio.  Guardare al Giappone e alla Nuova Zelanda L’esperienza internazionale insegna che nei territori caratterizzati da elevata esposizione a fenomeni naturali estremi la prevenzione non può essere affidata esclusivamente alla gestione dell’emergenza.

Giappone e Nuova Zelanda rappresentano, con sistemi e modelli differenti, esempi di Paesi nei quali la gestione del rischio naturale è stata integrata nella pianificazione territoriale, nelle infrastrutture, nell’edilizia e nella cultura della prevenzione Il punto non è importare automaticamente modelli stranieri. È comprendere il principio che li accomuna: quando il rischio naturale è strutturale, anche la prevenzione deve diventare strutturaleUna Legge Speciale per i Campi Flegrei non dovrebbe significare semplicemente più risorse per l’emergenza. Dovrebbe significare programmazione pluriennale, responsabilità chiare, finanziamenti certi e tempi vincolantiLa sfida è trasformare un territorio ad altissima pericolosità in un territorio ad alta resilienza. Perché la pericolosità non può essere cancellata. L’esposizione, soprattutto in un’area densamente abitata, può essere modificata solo nel lungo periodo. Ma la vulnerabilità può essere ridotta e la capacità di evacuazione può essere potenziata. Ed è proprio qui che la politica deve incontrare l’ingegneria. Se R = P × E × V, la strategia non può limitarsi a osservare il valore di P. Deve intervenire sulle grandezze che possono essere effettivamente governate e, soprattutto, sulla capacità del territorio di far fronte all’evento. Per i Campi Flegrei, dunque, la vera sfida non è soltanto prevedere l’emergenzaÈ arrivare a quel momento — se e quando arriverà — con edifici più sicuri, infrastrutture più robuste, vie di fuga realmente efficienti e una popolazione preparataQuesta dovrebbe essere la missione di una Legge Speciale per i Campi Flegrei: non una legge dell’emergenza, ma una legge della resilienza.


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