Se il padre paga la casa a un figlio, il regalo può tornare nella successione

Ago 19th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Sindacato

a cura del Prof. Avv. Claudio Ciotola 

Un aiuto economico fatto in vita può avere conseguenze anche dopo molti anni. Il Codice civile tutela l’equilibrio tra gli eredi

Un padre aiuta un figlio a comprare casa. Gli mette a disposizione una somma importante, il figlio acquista l’immobile e la vita va avanti. Passano anche vent’anni. Poi il genitore muore e si apre la successione. A quel punto quell’antico aiuto può tornare al centro della discussione tra i fratelli. Il motivo è semplice: quando un genitore trasferisce a un figlio una somma importante, quell’operazione può essere considerata una donazione, anche quando il denaro non viene consegnato direttamente nelle mani del figlio ma viene utilizzato per acquistare un bene. Il Codice civile, all’articolo 737, prevede infatti la collazione, cioè il meccanismo attraverso il quale, nella successione, si tiene conto di ciò che alcuni eredi hanno già ricevuto dal genitore quando era in vita. La regola serve a evitare che un figlio possa arrivare alla successione avendo già ricevuto dal genitore un patrimonio molto importante e, nello stesso tempo, partecipare alla divisione dell’eredità esattamente come gli altri, senza che quella precedente attribuzione venga considerata. Questo non significa, però, che il fratello possa automaticamente pretendere metà della casa acquistata anni prima. La situazione deve essere valutata nel suo complesso. Bisogna capire innanzitutto se il denaro dato dal genitore fosse realmente un regalo oppure se fosse destinato, per esempio, al mantenimento, agli studi o ad altre normali esigenze familiari. Quando, invece, si tratta di una somma consistente destinata ad acquistare una casa, l’operazione può avere una precisa rilevanza nella futura successione. La legge consente inoltre al genitore di dispensare il figlio dalla collazione, cioè di stabilire che quanto ricevuto non debba essere considerato nella divisione tra i coeredi. Anche questa possibilità, però, non è senza limiti: non può essere utilizzata per togliere agli altri eredi i diritti che la legge riserva loro. È quindi importante distinguere tra il semplice aiuto dato a un figlio e una vera e propria liberalità destinata ad arricchirlo. Anche il fatto che siano trascorsi molti anni non cancella automaticamente il problema. Al momento della morte del genitore, infatti, può essere necessario ricostruire anche ciò che era stato dato in vita, soprattutto quando si tratta di somme importanti. C’è poi una differenza fondamentale tra la collazione e la lesione della legittima. La prima serve principalmente a tenere conto delle donazioni ricevute dai coeredi nella divisione dell’eredità; la seconda si verifica quando le donazioni o le disposizioni testamentarie hanno finito per ridurre la quota che la legge riserva agli eredi legittimari. In sostanza, se un padre regala al figlio i soldi per comprare una casa, quella casa non diventa automaticamente un bene da dividere con gli altri fratelli alla morte del genitore. Ma il valore dell’aiuto ricevuto può essere preso in considerazione quando si ricostruisce l’eredità. È proprio per questo che, quando un genitore decide di aiutare economicamente uno dei figli con somme rilevanti, è importante chiarire bene la natura dell’operazione e, quando necessario, formalizzare correttamente la propria volontà. Un regalo fatto con amore e senza pensare al futuro può infatti diventare, molti anni dopo, una questione ereditaria. E quando entrano in gioco una casa, somme importanti e più figli, quello che sembrava soltanto un aiuto familiare può assumere un preciso peso giuridico nella successione.


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