Comune di Napoli, i gettoni di presenza finiscono sotto esame: dopo dieci anni chi paga gli errori dell’Amministrazione?
Ago 21st, 2026 | Di cciotola | Categoria: Cronaca di NapoliA cura del Prof. Avv. Claudio Ciotola
La vicenda dei gettoni di presenza richiesti indietro a distanza di dieci anni non può essere considerata un caso isolato o personale. Se l’Amministrazione comunale di Napoli sta procedendo a una revisione delle somme corrisposte ai consiglieri delle Municipalità, la questione assume una dimensione ben più ampia e chiama in causa il funzionamento stesso della macchina amministrativa. Il problema è semplice: chi ha organizzato, convocato, verbalizzato e liquidato quelle sedute nel 2016? Le Municipalità sono articolazioni istituzionali del Comune e i consiglieri partecipano alle attività degli organi collegiali sulla base di convocazioni e procedure predisposte dall’Ente. Lo stesso regolamento riconosce il gettone per l’effettiva partecipazione alle riunioni dei consigli e delle commissioni formalmente convocate. Oggi, però, a distanza di circa dieci anni, l’Amministrazione contesta la regolarità di alcune sedute e chiede la restituzione delle somme percepite. Non è in discussione la possibilità per un ente pubblico di verificare i propri conti e recuperare eventuali somme indebitamente corrisposte. Il punto è un altro: una verifica tardiva non può trasformarsi automaticamente in una responsabilità personale dei consiglieri senza una precisa ricostruzione dei fatti. Se una commissione era stata convocata dagli uffici, se la seduta era stata inserita nell’attività istituzionale, se erano stati registrati i presenti e se il Comune aveva successivamente liquidato i relativi gettoni, eventuali errori organizzativi devono essere individuati con precisione. Occorre quindi sapere, per ogni seduta contestata, quale regola sarebbe stata violata, quale atto sarebbe risultato irregolare e soprattutto quale comportamento concreto sarebbe imputabile al singolo consigliere. Non basta, insomma, una contestazione complessiva. La questione riguarda potenzialmente tutti i consiglieri interessati dalle verifiche nelle dieci Municipalità napoletane e impone trasparenza. Se esiste una revisione amministrativa delle somme corrisposte negli anni passati, sarebbe opportuno conoscere criteri, periodi, modalità e risultati dell’istruttoria. C’è poi il problema del tempo trascorso. Dieci anni sono un periodo considerevole. Gli atti amministrativi, le convocazioni, i verbali, i registri delle presenze e le determinazioni di pagamento sono documenti che appartengono alla stessa Amministrazione. Se oggi emergono presunte irregolarità, occorre accertare anche come sia stato possibile che quelle procedure fossero state allora considerate regolari dagli uffici competenti. E soprattutto non può essere confusa una eventuale irregolarità amministrativa con una responsabilità automatica del consigliere.
La pubblica amministrazione deve certamente recuperare ciò che eventualmente non era dovuto, ma deve anche garantire certezza, motivazione, trasparenza e responsabilità degli atti.
Anche la prescrizione merita un’attenta valutazione. Una comunicazione inviata oggi non può essere considerata, con una formula generica, interruttiva di qualsiasi futura pretesa dell’Ente. Ogni eventuale credito deve essere individuato e verificato secondo le regole applicabili. La vicenda dei gettoni, dunque, potrebbe diventare l’occasione per una verifica più generale sulla gestione amministrativa delle Municipalità di Napoli. Perché se nel passato sono stati commessi errori, bisogna certamente correggerli. Ma bisogna anche stabilire chi li ha commessi, chi avrebbe dovuto controllarli e perché nessuno se ne sia accorto prima. Chiedere oggi la restituzione ai consiglieri può essere legittimo soltanto dopo aver accertato, con precisione, che quelle somme fossero effettivamente indebite e che la responsabilità della loro corresponsione possa essere ricondotta a chi le ha percepite. Altrimenti il rischio è quello di scaricare sul singolo consigliere le conseguenze di una possibile inefficienza della macchina amministrativa. Ed è proprio questo il punto sul quale il Comune di Napoli dovrebbe fornire una risposta chiara: chi controllava allora e chi controlla oggi? La trasparenza, soprattutto quando si parla di denaro pubblico, deve valere in entrambe le direzioni: per chi riceve le somme, ma anche per chi le autorizza, le liquida e le controlla.


