COSTUMI — LE PERSONE PRIMA DEI CONFINI

Ago 24th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Scuola e Giovani

Da Rimini la voce di Leone XIV: servire l’uomo, smascherare i rapporti di potere, rimettere la persona al centro

di Ciro Scognamiglio — Giornalista di Strada

Ci sembra poca cosa? In un tempo nel quale guerre, interessi economici, confini, tecnologie e nuovi poteri sembrano continuamente spingere l’uomo ai margini, Papa Leone XIV torna a parlare della persona. E lo fa a Rimini, davanti al popolo del Meeting per l’Amicizia fra i Popoli e soprattutto davanti a tanti giovani. Sabato 22 agosto 2026, alla Fiera di Rimini, il Pontefice ha attraversato i padiglioni, visitato alcune mostre e il Villaggio Ragazzi e incontrato i partecipanti alla 47ª edizione del Meeting. Una presenza che ha assunto subito un significato che va oltre la semplice cronaca di una visita.

Leone XIV ha pronunciato parole che non dovrebbero appartenere soltanto alla Chiesa: «Prima dei confini, delle definizioni e delle istituzioni ci sono sempre le persone». E ancora ha invitato a smascherare i rapporti di potere ingiusti, quelli che stanno alla radice delle povertà, delle diseguaglianze, delle guerre e persino dei disastri ambientali. Parole pesanti, perché dette in un mondo nel quale troppo spesso la parola realismo viene utilizzata per giustificare il riarmo, la sopraffazione, il profitto senza misura e la costruzione permanente del nemico.

Il Papa chiede invece di liberare la convivenza dal sospetto, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto e la tecnologia dalla possibilità di diventare strumento distruttivo. Questa, per me, è politica nel significato più alto della parola. Non quella dei partiti. La politica dell’uomo.

Sono passati molti anni dall’ultima presenza di un Pontefice al Meeting di Rimini. E trovo significativo che Leone XIV abbia scelto proprio questo luogo per incontrare persone provenienti da storie, culture e sensibilità differenti. Comunione e Liberazione ha attraversato decenni di storia italiana, suscitando adesioni, discussioni, critiche e scelte. Sarebbe sbagliato trasformare oggi quella storia in una appartenenza politica obbligata. Il punto che mi interessa è un altro: quando migliaia di giovani decidono ancora di incontrarsi, discutere, lavorare gratuitamente, confrontarsi e cercare un significato, quella domanda merita rispetto. Perché il nostro problema non è convincere tutti a pensarla nello stesso modo. È impedire che i giovani smettano di pensare.

Leone XIV, rivolgendosi proprio a loro, ha ricordato che il mondo ha bisogno della loro carità e della loro fedeltà e li ha invitati a non chiudere il cuore. Io traduco quelle parole con una formula che porto con me da una vita: vivere per servire e non servire per vivere.

E allora ritorna inevitabilmente Francesco. Non perché Francesco abbia scelto il proprio successore — nella Chiesa cattolica il Papa viene eletto liberamente dal Conclave — ma perché in Leone XIV possiamo riconoscere alcuni sentieri che Francesco aveva percorso con ostinazione: le periferie, la fraternità, la pace, la dignità del lavoro, la critica dell’economia che dimentica l’uomo. Leone XIV porta naturalmente una storia propria: formazione, studio, esperienza pastorale, missione, responsabilità di governo. Non è la copia di Francesco e non deve esserlo. Ma forse proprio qui si comprende la continuità più importante: non continuare un uomo, ma continuare una domanda sull’uomo.

Qualcuno potrà sentirsi deluso. Qualche centro di potere, qualche oligarchia economica o culturale avrebbe forse preferito una Chiesa più prudente, più silenziosa, confinata nelle sacrestie. Ma una Chiesa che parla dell’uomo non può evitare il mondo. E noi — Chiesa e Chiesa Altra, credenti che continuano a interrogarsi, persone che cercano senza possedere tutte le risposte — abbiamo altro da fare che difendere palazzi e appartenenze. Abbiamo da guardare i poveri, ascoltare i giovani, costruire la pace e ricordare che nessun confine viene prima di una persona.

Forse è questa la Provvidenza che oggi riesco ancora a riconoscere: non un miracolo che risolve i nostri problemi, ma una voce che ci impedisce di considerarli normali. Grazie, Papa Leone, per averci ricordato ancora una volta che il potere può essere smascherato, che il profitto non può diventare un dio e che l’altro non nasce nemico.

La persona prima del confine. Il servizio prima del potere. La pace prima della vittoria.

Non mi sembra poca cosa.

Pace. Shalom.

Ciro Scognamiglio — Giornalista di Strada — Lontani La Traversata / COSTUMI

Per L’Osservatorio Flegreo — All’attenzione del Direttore Prof. Avv. Claudio Ciotola, Presidente del Coordinamento Giornalisti dell’Area Flegrea

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