IMU E CONIUGI CON RESIDENZE DIVERSE: LA NUOVA PROSPETTIVA SULLA CASA PRINCIPALE
Ago 26th, 2026 | Di cciotola | Categoria: SindacatoRubrica Legale – A cura del Prof. Avv. Claudio Ciotola
Per anni la disciplina dell’abitazione principale ai fini IMU ha creato non pochi problemi alle coppie sposate che, pur mantenendo il vincolo matrimoniale, si trovano a vivere stabilmente in abitazioni diverse. La questione è tornata al centro dell’attenzione della giurisprudenza con importanti pronunce che hanno progressivamente modificato l’interpretazione della normativa, soprattutto dopo l’intervento della Corte costituzionale con la sentenza n. 209 del 2022. Il principio affermato è particolarmente rilevante: l’agevolazione fiscale relativa all’abitazione principale deve essere valutata considerando la situazione concreta del contribuente e non può essere automaticamente esclusa soltanto perché il coniuge vive e risiede in un’altra abitazione. Il problema si presenta, ad esempio, quando marito e moglie, senza essere separati o divorziati, hanno stabilito la propria residenza e la propria dimora abituale in immobili differenti. Le ragioni possono essere diverse: esigenze lavorative, distanza dal luogo di lavoro, necessità familiari, assistenza a persone anziane oppure altre concrete esigenze personali. In passato, un’interpretazione particolarmente rigida tendeva a considerare unitariamente la situazione del nucleo familiare, con il rischio di negare l’agevolazione IMU per una delle abitazioni. L’evoluzione giurisprudenziale ha invece posto maggiore attenzione alla realtà effettiva della vita dei contribuenti, riconoscendo che la famiglia può essere organizzata anche attraverso abitazioni differenti. Questo, naturalmente, non significa che ogni coppia possa ottenere automaticamente una doppia esenzione. È necessario che ciascun contribuente possieda i requisiti previsti dalla legge e che la residenza e, soprattutto, la dimora abituale nell’immobile siano effettive. Non basta, quindi, un semplice trasferimento anagrafico effettuato soltanto sulla carta per ottenere un beneficio fiscale. La situazione deve essere reale e verificabile. Proprio questo rappresenta uno degli aspetti più importanti della materia: residenza anagrafica e dimora abituale sono elementi distinti, anche se strettamente collegati, e la loro effettiva sussistenza deve essere valutata alla luce della concreta situazione personale e familiare. La questione interessa un numero significativo di contribuenti, perché sono sempre più frequenti le famiglie nelle quali uno dei coniugi vive in un Comune diverso per ragioni professionali, mentre l’altro rimane nell’abitazione familiare, oppure situazioni nelle quali esigenze di assistenza o particolari condizioni personali rendono necessario vivere stabilmente in luoghi differenti. Il diritto tributario non può ignorare l’evoluzione della società e delle modalità attraverso le quali oggi si organizzano i rapporti familiari. Il punto centrale, pertanto, non è soltanto stabilire dove risultino formalmente residenti marito e moglie, ma verificare quale sia la loro effettiva dimora abituale e quale funzione svolga concretamente l’immobile. È questa la prospettiva che consente di evitare automatismi e interpretazioni esclusivamente formali. La giurisprudenza, anche attraverso il fondamentale intervento della Corte costituzionale, ha infatti riconosciuto l’esigenza di collegare il trattamento fiscale alla reale situazione del contribuente. Per chi si trova in questa situazione, tuttavia, è fondamentale conservare e poter documentare gli elementi che dimostrino l’effettività della residenza e della dimora abituale, soprattutto qualora l’Amministrazione comunale proceda a verifiche o contesti il diritto all’agevolazione. La materia resta delicata e deve essere valutata caso per caso, perché la diversa residenza dei coniugi non costituisce di per sé una garanzia automatica dell’esenzione. La vera novità è rappresentata dal superamento di una visione esclusivamente formale del nucleo familiare: ciò che conta è la realtà concreta della vita del contribuente. Una questione apparentemente tecnica, dunque, ma che può avere conseguenze economiche importanti per moltissime famiglie. La regola fondamentale rimane quella di applicare la normativa alla situazione reale e non alla sola apparenza, evitando che il matrimonio diventi, di per sé, un ostacolo al riconoscimento di un diritto fiscale che trova il proprio presupposto nell’effettiva abitazione principale. La legge deve guardare alla realtà delle persone e delle famiglie: conoscere i propri diritti è il primo passo per poterli difendere.
Prof. Avv. Claudio Ciotola
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