Un disastro all’italiana.
Apr 1st, 2026 | Di cciotola | Categoria: Calcio, Sport
Al “Boljno-Polje” si consuma l’ennesima tragedia mondiale: l’Italia è di nuovo fuori dalla competizione calcistica più ambita di sempre.
L’atteggiamento sembra essere anche propositivo, il vantaggio di Moise Kean dopo 15’ ci fa assaporare le notti insonni davanti alla TV a guardare il mondiale oltreoceano. A fine primo tempo la scellerata scelta, con annessa espulsione, di Bastoni condannano gli azzurri allasofferenza totale in un ambiente infernale come quello dello stadio di Zenica.
Il secondo tempo procede ad essere un tiro al bersaglio nei confronti della porta difesa da Gigio Donnarumma. Lo stesso Kean avrebbe anche l’opportunità di archiviare la pratica ma sbaglia un gol monumentale, seguiranno a lui gli errori di Pio Esposito e Dimarco.
Gigio riesce a dire miracolosamente di no alle offensive bosniache ma al 79’ deve arrendersi ad un colpo di testa ravvicinato imparabile che porta i padroni di casa sul pareggio.
Tutto rimandato ai supplementari dove la Bosnia crea poco o nulla ed alla lotteria dei rigori il biglietto vincente va proprio ai padroni di casa.
L’Italia dunque nega- di nuovo- al suo popolo l’ebrezza di giocarsi un mondiale, fallendo per la terza, e sottolineo terza, consecutiva l’accesso ad un Mondiale di Calcio.
12 anni dall’ultima qualificazione, 20 anni dall’ultimo accesso alla fase ad eliminazione diretta: un’eternità.
Una generazione che non potrà mai legarsi emotivamente alla nazionale di calcio, un sistema che vacilla tra inettitudine e incompetenza. È il fallimento definitivo, molto peggio delle ultime eliminazioni perché, nonostante il campo ci avesse già dato qualche segnale palese, non è mai cambiato nulla.
Forse quando la priorità sarà davvero restituire il lustro che merita -che meritiamo- alla Nazionale Italiana di Calcio, quando la priorità sarà evitare atteggiamenti e dichiarazioni inopportune davanti alle telecamere e l’interesse predominante non sarà quello di disputare una coppa nazionale in territorio saudita, soltanto allorapotremmo tornare a vivere notti magiche.
Notti che fermavano un Paese intero e che ci facevano ritrovare tutti a cantare l’inno di Mameli con la mano sul petto, sotto un’unica bandiera.
Oggi, però, le ultime parole di quello stesso inno sembrano non rappresentarci più: forse non “siamo più pronti alla morte” perché ieri un popolo, una passione, un’identità sono morti in campo. Ancora una volta.
Antonio Esposito


