18 ottobre 2026 – XXIX Domenica del Tempo di Ordinario – Anno A
Ott 15th, 2026 | Di cciotola | Categoria: ReligioneLa Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale
a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”
(Mt 22,15-21)
Questa parola di Gesù è una delle più conosciute del Vangelo, ma forse anche una delle più fraintese. Gesù non divide il mondo in due territori separati: da una parte la politica, il potere e la società e, dall’altra, la fede e Dio. Egli ci ricorda, piuttosto, che nessun “Cesare” può diventare Dio. Ogni autorità, ogni istituzione, ogni sistema economico e politico è relativo e deve essere orientato al bene della persona. Quando, invece, pretende di dominare la coscienza, di stabilire ciò che è bene e ciò che è male, o di decidere chi merita dignità e chi può essere scartato, allora diventa un idolo.
La provocazione del Vangelo è quindi profondamente attuale: a chi stiamo davvero consegnando la nostra vita? Viviamo in una società nella quale il denaro, il successo, l’immagine, il consenso e il potere rischiano di diventare le nuove divinità. La personaviene facilmente valutata per ciò che possiede, produce o appare, dimenticando ciò che realmente è. Ma la moneta porta l’immagine di Cesare; l’uomo porta l’immagine di Dio. E ciò che porta l’immagine di Dio non può mai essere trattato come una merce, un numero, un consumatore, uno scarto o uno strumento.
Per questo la fede non può essere rinchiusa nelle sagrestie. Dare a Dio ciò che è di Dio significa entrare nella storia, assumendosi la responsabilità della giustizia, della pace, della dignità dei poveri,della difesa della vita, della verità e della libertà. Il cristiano non è chiamato a fuggire dal mondo, ma a trasformarlo con il Vangelo senza confondere la fede con un’ideologia e senza consegnare la propria coscienza a nessun potere terreno.
La domanda decisiva, allora, non è soltanto: “Che cosa devo a Cesare?”, ma: “Che cosa sto restituendo a Dio della mia vita?”, perché alla fine non saremo giudicati da quanto abbiamo posseduto, ma da quanto avremo saputo amare.
In questa domenica, per i religiosi Vocazionisti, ricorre il 106° anniversario della fondazione della Congregazione, “nata dal cuore” di San Giustino Russolillo. È una memoria che diventa impegno: rinnovare la vocazione a cercare Dio, a discernere la sua volontà e a servire l’uomo, soprattutto là dove la dignità viene ferita e la speranza sembra spegnersi.
Buona domenica.


