Fashion Revolution Day: moda sostenibile tra responsabilità e trasparenza
Apr 24th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Spettacoli e Cultura
Oggi, 24 Aprile, si celebra il Fashion Revolution Day. La ricorrenza nasce per commemorare il crollo del Rana Plaza, in Bangladesh, nel 2013 durante il quale 1.134 persone persero la vita mentre lavoravano in cinque fabbriche tessili situate in un edificio dichiarato pericolante. La tragedia ha permesso di mostrare la realtà della filiera della moda che nascondeva ambienti di lavoro non sicuri, salari bassi e condizioni di sfruttamento. Da quel momento, la designer Orsola de Castro e l’attivista Carry Somers fondano Fashion Revolution, un movimento con l’intento di trasformare la tragedia in un appello globale di trasparenza. Il motto simbolo della campagna è Who Made My Clothes?, una domanda che sottolinea l’esigenza di responsabilità, tracciabilità e visibilità delle filiere. Ad oggi il movimento ha assunto una dimensione internazionale, coinvolgendo oltre 90 paesi che ogni anno si mobilitano con una settimana di iniziative, incontri e workshop dedicati alla moda etica.
Diversi sono gli appuntamenti organizzati nei diversi comuni, da workshop di cucito, di ricamo, a iniziative sostenibili, rassegne cinematografiche su moda etica e sfilate green fashion. La direttrice creativa Auteurs du Monde, la linea di moda etica di Altromercato, e coordinatrice del Fashion Revolution Day in Italia, Spadafora, sottolinea come “Fashion Revolution Day vuole essere il primo passo per la presa di coscienza di ciò che significa acquistare un capo d’abbigliamento, verso un futuro più etico e sostenibile per l’industria della moda, nel rispetto delle persone e dell’ambiente”. L’obbiettivo è porre il focus sul sistema economico e sociale che incide sulla vita delle persone e sull’ambiente. “Scegliere cosa acquistiamo può creare il mondo che vogliamo: ognuno di noi ha il potere di cambiare le cose per il meglio e ogni momento è buono per iniziare a farlo”. La tematica della campagna si lega alla questione climatica poichè l’industria tessile si configura come una delle più inquinanti a causa del quantitativo di emissioni, di consumi di acqua e tonnellate di rifiuti.
Con l’intento di costruire una cultura più consapevole e sostenibile il Fashion Revolution Day promuove gesti semplici e simbolici come indossare capi al rovescio per mostrare le etichette, partecipare a swap party, riparare ciò che è bucato, scucito, sostenere marchi trasparenti e sensibilizzare il pubblico sulla trasparenza delle filiere produttive.
Nonostante le numerose campagne sociali le condizioni di lavoro in molte aree del mondo restano immutate, pericolose e fragili, e la trasparenza a cui si auspica resta tutt’oggi un obiettivo da perseguire più che una realtà tangibile, inoltre i ritmi di produzione sono aumentati esponenzialmente e di conseguenza generano impatti ambientali enormi. Ad essere radicalmente cambiato è il linguaggio della moda, che ha portato al centro del dibattito concetti come responsabilità, tracciabilità, equità, criteri ormai imprescindibili per l’intero sistema. Il 24 aprile è un promemoria collettivo: ricorda che ogni acquisto contribuisce a definire il mondo in cui viviamo e non solo il nostro armadio e invita a riflettere su cosa sosteniamo davvero quando scegliamo cosa indossare.
Carmela Papa


