4 ottobre 2026 – XXVII Domenica del Tempo di Ordinario – Anno A
Ott 3rd, 2026 | Di cciotola | Categoria: ReligioneLa Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale
a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
4 ottobre 2026 – XXVII Domenica del Tempo di Ordinario – Anno A
“Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”(Mt 21,33-43)
La Parola di Dio di questa domenica ci presenta l’immagine della vigna. Un’immagine semplice, concreta, che nasce dalla vita quotidiana, ma che contiene un grande mistero: la storia dell’amore di Dio per l’umanità.
Il profeta Isaia (Is 5,1-7) racconta di un uomo che ha piantato una vigna con grande cura: ha preparato il terreno, ha tolto i sassi, ha scelto le piante migliori, ha costruito una torre per proteggerla. Tutto è stato fatto con amore e attenzione. Ma quando arriva il tempo del raccolto, quella vigna produce soltanto acini acerbi.
La domanda di Dio è allora una domanda che attraversa i secoli e arriva fino a noi: “Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?”. È la domanda di un Dio che ama, che dona, che attende. Non è il lamento di chi cerca una colpa da punire, ma il dolore di un Padre davanti a un amore non accolto. La vigna rappresenta il popolo di Dio, ma rappresenta anche la nostra vita. Ognuno di noi è una vigna affidata alle mani del Signore. Dio ha seminato in noi doni, possibilità, capacità di amare, di costruire, di perdonare. Ci ha affidato persone, responsabilità, occasioni per fare il bene. Eppure, a volte, invece di produrre frutti buoni, rischiamo di lasciare crescere dentro di noi egoismo, indifferenza, chiusure e divisioni.
Nel Vangelo (Mt 21,33-43) Gesù riprende questa immagine e racconta la parabola dei contadini omicidi. Il padrone della vigna manda i suoi servi a raccogliere i frutti, ma essi vengono rifiutati e maltrattati. Alla fine manda il proprio figlio, pensando: “Avranno rispetto per mio figlio”. Ma anche lui viene respinto e ucciso.
Questa è la grande tragedia raccontata dal Vangelo: Dio continua a cercare l’uomo, anche quando l’uomo si allontana da Lui. Non si arrende. Manda profeti, manda la sua Parola, e infine manda il Figlio, Gesù Cristo, il segno più grande del suo amore.
La parabola non riguarda soltanto un episodio del passato, ma parla al nostro presente. Anche oggi possiamo correre il rischio di voler essere padroni della vigna, dimenticando che ne siamo soltanto custodi. Possiamo pensare che la vita, i talenti, le relazioni e il mondo che abitiamo siano un possesso assoluto, da usare secondo i nostri interessi. Ma Dio ci ricorda che ogni dono porta con sé una responsabilità.
Il frutto che Dio attende non è la perfezione, ma una vita capace di amore. Come ricorda san Paolo nella seconda lettura (Fil 4,6-9), siamo chiamati a custodire ciò che è vero, nobile, giusto, puro e amabile. Una vita abitata da questi valori diventa una vigna feconda.
Viviamo in un tempo in cui spesso prevalgono paura, conflitti, individualismo e fatica nel guardare al futuro con speranza. Proprio per questo il mondo ha bisogno di uomini e donne capaci di produrre frutti buoni: gesti di fraternità, parole di pace, scelte di giustizia, attenzione verso chi è più fragile.
Gesù, la pietra scartata dai costruttori, è diventato la pietra d’angolo. Ci ricorda che Dio sa trasformare anche i rifiuti e i fallimenti in una nuova possibilità. La croce, che sembrava una sconfitta, è diventata il luogo della salvezza.
La domanda che oggi la Parola ci consegna è semplice ma profonda: quali frutti sta producendo la mia vita? Che cosa trova il Signore quando guarda la vigna del mio cuore? Chiediamo allora al Signore di non essere contadini che trattengono tutto per sé, ma persone disponibili a riconoscere il suo amore e a restituirgli frutti di bene. Perché una vita donata agli altri non si impoverisce: diventa una vigna rigogliosa, capace di portare speranza nel mondo.


