28 giugno 2026 – XIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Giu 26th, 2026 | Di cciotola | Categoria: ReligioneLa Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale
a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
28 giugno 2026 – XIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
“Accogliere Gesù… scegliere Gesù”
Le letture di questa domenica ci portano dentro una parola esigente e, nello stesso tempo, profondamente consolante. Da una parte troviamo il gesto semplice e concreto dell’ospitalità; dall’altra ascoltiamo Gesù che ci chiede di metterlo al primo posto. Due aspetti che sembrano lontani, ma che in realtà parlano della stessa realtà: la relazione viva con Dio che trasforma la nostra vita.
Nella prima lettura (2Re 4,8-11.14-16a) incontriamo la donna di Sunem. Non pronuncia grandi discorsi, non compie gesti clamorosi: offre una stanza, un letto, un tavolo, una sedia, una lampada.
Un’accoglienza concreta, fatta di quotidianità. Riconosce in Eliseo un uomo di Dio e decide di fare spazio per lui nella propria casa. Questo spazio dato a Dio, quasi senza cercare nulla in cambio, diventa benedizione: la sua vita si apre alla promessa di un figlio. È un segno chiaro: quando lasciamo entrare il Signore nella nostra storia, qualcosa fiorisce, spesso in modo inatteso.
Il Vangelo (Mt 10,37-42) ci porta un passo oltre. Le parole di Gesù possono apparire dure: “Chi ama padre o madre più di me non è degno di me” (v. 37). Non sono parole contro l’affetto o la famiglia - Gesù non disprezza l’amore umano - ma parole che rimettono ordine nel cuore. Egli ci ricorda che Dio è l’unico assoluto, il centro da cui tutti gli altri amori ricevono luce e verità. Quando Dio è al primo posto, allora anche l’amore per i nostri cari diventa più libero, più autentico, meno possessivo.
Come diceva sant’Agostino, Cristo è venuto a trasformare l’amore: non a toglierlo, ma a purificarlo.
Questa priorità si traduce in vocazione. Ognuno è chiamato a scoprire la propria strada: nel matrimonio, nel sacerdozio, nella vita consacrata, o nelle responsabilità quotidiane. Seguire Cristo significa non soffocare questa chiamata per paura, abitudine o dipendenze affettive, ma fidarsi e camminare. Anche quando questo comporta portare la croce - cioè attraversare fatiche, scelte difficili, rinunce - sapendo che proprio lì si trova la vita vera, come diceva San Giustino Maria Russolillo.
San Paolo, nella seconda lettura (Rom 6,3-4.8-11), illumina il fondamento di tutto: nel battesimo siamo stati immersi nella morte e nella risurrezione di Cristo. Non siamo più prigionieri del passato o del peccato; siamo chiamati a vivere da risorti, a camminare in una vita nuova. Questa identità è la forza che rende possibile mettere Cristo al primo posto: non per sforzo volontaristico, ma perché già partecipiamo alla sua vita.
E infine il Vangelo torna alla concretezza: “Chi accoglie voi accoglie me” (Mt 10,40). Ancora una volta l’accoglienza. Un bicchiere d’acqua fresca donato a un piccolo non è insignificante: diventa incontro con Cristo stesso. Qui troviamo il cuore della vita cristiana: amare e accogliere. Nella famiglia, nella comunità, nel prossimo che incontriamo ogni giorno. In chi serviamo e in chi ci serve.
In un tempo in cui spesso siamo invitati a scendere a compromessi sulla fede o a ridurne la radicalità, queste parole ci interrogano: chi è davvero al centro della nostra vita? I martiri e i santi ci ricordano che mettere Cristo sopra ogni cosa non impoverisce l’esistenza - la rende piena.
Chiediamo allora al Signore la grazia di saper fare spazio a Lui, come la donna di Sunem; di avere il coraggio di seguirlo, come ci chiede il Vangelo; e di riconoscerlo in ogni gesto di accoglienza. Così potremo cantare davvero, con il salmista: “Canterò per sempre l’amore del Signore” (Salmo 88).
Buona domenica.


