PIANURA, LA VICENDA DELLA DISCARICA E MARCO NONNO: DICIOTTO ANNI DOPO UNA SENTENZA CHE RIAPRE UNA FERITA
Set 25th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Cronaca di NapoliNAPOLI – Ci sono vicende giudiziarie che, al di là delle sentenze, appartengono ormai alla memoria di una comunità. Quella di Marco Nonno e delle proteste di Pianura del 2008 è una di queste. Diciotto anni dopo quei fatti, la Corte di Appello di Napoli, nel giudizio di appello-bis, ha condannato Marco Nonno a 5 anni e 4 mesi di reclusione, riconoscendolo responsabile anche del reato di devastazione, oltre alla precedente condanna per resistenza a pubblico ufficiale. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione. La sentenza, dunque, non è definitiva. Ma c’è un elemento che non può essere messo in secondo piano: nel precedente giudizio di appello, Marco Nonno era stato assolto proprio dall’accusa di devastazione, mentre era rimasta la condanna a due anni per resistenza a pubblico ufficiale. È questo il punto dal quale, oggi, occorre ripartire. Perché la storia di Pianura non può essere raccontata soltanto attraverso le immagini degli scontri e attraverso una successiva sentenza. Occorre ricordare che cosa rappresentò quella discarica per il quartiere, quale fosse il clima dell’emergenza rifiuti e quanto profonda fosse la protesta di una comunità che da anni viveva sulla propria pelle una situazione ambientale diventata insostenibile. Marco Nonno era lì. Non si nascose. Scelse di stare dalla parte del suo territorio e dei cittadini che protestavano contro la riapertura della discarica di contrada Pisani. Questa è una circostanza che nessuna sentenza può cancellare dalla memoria di Pianura. Naturalmente, gli scontri del 2008 e gli episodi di violenza che si verificarono in quei giorni sono fatti gravi e distinti dalla legittimità delle ragioni della protesta. Ma una cosa è riconoscere che durante una mobilitazione vi siano stati episodi criminali; altra cosa è attribuire personalmente a un rappresentante istituzionale la responsabilità penale di quelle condotte. Ed è proprio su questo punto che la difesa di Nonno continua a manifestare le proprie perplessità. Secondo quanto sostenuto dai suoi legali, nel nuovo giudizio non sarebbero state adeguatamente considerate testimonianze ritenute importanti dalla difesa, tra cui quelle dell’allora sindaca di Napoli Rosa Russo Iervolino, di esponenti politici, rappresentanti delle forze dell’ordine e giornalisti. Secondo la ricostruzione difensiva, tali testimonianze avrebbero rappresentato Nonno come protagonista di una protesta pacifica e non come organizzatore delle azioni violente. Si tratta di elementi che dovranno essere valutati nell’ambito dell’iter giudiziario ancora in corso. Diciotto anni. È questo forse l’aspetto che più colpisce. Diciotto anni trascorsi dalla protesta. Diciotto anni nei quali una persona ha continuato a vivere con il peso di un procedimento giudiziario che ha attraversato primo grado, appello, Cassazione e nuovamente appello. Nel 2022, dopo il primo giudizio di appello, arrivò l’assoluzione dall’accusa di devastazione. Oggi, dopo il rinvio della Cassazione, quello stesso reato torna invece a essere contestato con una nuova condanna in appello-bis. Non è una contraddizione che spetti a un giornale risolvere. È però una vicenda che merita di essere raccontata nella sua interezza. E Pianura ha il diritto di ricordare anche l’altra parte della storia: quella di un quartiere che per anni ha chiesto attenzione, rispetto e risposte. Marco Nonno, nel bene e nel male, quella battaglia la combatté in prima persona. Fu una figura politicamente esposta, presente nelle assemblee, nelle proteste e nel confronto con le istituzioni. Non fu un osservatore esterno. Fu un protagonista di quella stagione politica e civile. Ed è proprio per questo che oggi molti cittadini di Pianura guardano a questa nuova sentenza con amarezza e interrogativi. Può un uomo che si è esposto politicamente per difendere il proprio territorio essere automaticamente identificato con tutto ciò che accadde durante una protesta? La risposta, naturalmente, non può essere affidata alla piazza né alla memoria politica. Deve arrivare dal processo, dalle motivazioni della sentenza e, eventualmente, dalla Corte di Cassazione. Ma fino a quando l’iter giudiziario non sarà definitivamente concluso, una cosa appare doverosa: evitare di trasformare una condanna non definitiva in una verità assoluta sulla persona. Marco Nonno ha annunciato, attraverso i suoi legali, che ricorrerà in Cassazione. La difesa attende inoltre le motivazioni della Corte di Appello. E allora questa storia non è ancora finita. Resta quella di un uomo che per anni ha legato la propria esperienza politica a Pianura, di una comunità che ha combattuto una delle sue battaglie più dure e di un processo iniziato quasi vent’anni fa che ancora oggi non ha scritto la parola fine. La memoria di Pianura non assolve né condanna. Ricorda. E ricorda soprattutto che, dietro ogni processo, prima ancora dei fascicoli, delle imputazioni e delle sentenze, ci sono persone, famiglie, territori e storie. Per Marco Nonno, quella storia passa inevitabilmente da Pianura. E oggi, diciotto anni dopo, passa anche attraverso una nuova battaglia giudiziaria che dovrà ancora arrivare davanti alla Cassazione.


