11 ottobre 2026 – XXVII Domenica del Tempo di Ordinario – Anno A

Ott 10th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Religione

La Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale

a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV

 

 

 

Il banchetto di Dio: una speranza che apre le porte della vita

 

Ci sono immagini che parlano al cuore più delle parole. Una tavola preparata, una casa illuminata, persone che si ritrovano insieme: sono segni di accoglienza, di festa, di comunione. La Parola di Dio di oggi ci consegna proprio questa immagine: un banchetto preparato da Dio per tutti i popoli.

 

Il profeta Isaia (prima lettura: Is 25,6-10a) annuncia un Dio che non rimane distante dalle sofferenze dell’umanità, ma che prepara un futuro nuovo: “Egli eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto”. È un’immagine profondamente attuale. In un tempo segnato da guerre, paure, solitudini, fragilità economiche e tante ferite interiori, abbiamo bisogno di ascoltare che la storia non è abbandonata al male. Dio vede le lacrime dell’uomo e promette una speranza più grande di ogni dolore.

 

Anche il Salmo (22) ci accompagna con una certezza semplice e potente: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla”. Non significa che nella vita non attraverseremo valli oscure, difficoltà e momenti di prova. Significa che non siamo soli dentro quelle valli. Dio cammina con noi, sostiene i nostri passi, prepara una mensa anche quando intorno sembra prevalere la paura.

 

Nel Vangelo (Mt 22,1-14) Gesù racconta la parabola del re che prepara la festa di nozze per suo figlio. L’invito è pronto, la tavola è imbandita, tutto è stato preparato con amore. Ma alcuni invitati rifiutano: sono troppo occupati nei loro campi, nei loro affari, nelle loro preoccupazioni. Questa parola ci provoca perché anche oggi possiamo correre il rischio di essere così pieni di cose da non avere più spazio per Dio, per gli altri, per ciò che davvero dà senso alla vita. Possiamo avere molte connessioni e sentirci soli; possedere tante informazioni e perdere la capacità di ascoltare; avere tanti impegni e dimenticare le persone che ci stanno accanto. Ma il cuore del Vangelo non è il rifiuto dell’uomo: è la pazienza di Dio. Davanti alle porte chiuse, il Signore non annulla la festa. Manda i suoi servi ai crocicchi delle strade e invita tutti: “cattivi e buoni”. È una pagina straordinaria perché ci ricorda che l’amore di Dio non cerca persone perfette, ma persone disponibili a lasciarsi trasformare. La sala del banchetto rappresenta la comunità dei credenti, una Chiesa chiamata ad accogliere, non a creare esclusioni. Tutti sono invitati, ma tutti sono anche chiamati a indossare l’abito nuziale. Questo abito non è un vestito esteriore: è il cuore rinnovato, sono le opere della carità, la capacità di amare concretamente.

 

San Paolo, nella seconda lettura (Fil 4,12-14.19-20), ci mostra il segreto di una vita capace di affrontare ogni situazione: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”. Non è una frase di successo personale, ma la testimonianza di chi ha imparato a fidarsi di Dio nella povertà e nell’abbondanza, nella gioia e nella fatica.

 

L’abito nuziale che Dio attende da noi si misura allora nei gesti quotidiani: una parola di conforto a chi è solo, una mano tesa a chi è in difficoltà, un perdono offerto, un tempo donato alla famiglia, un’attenzione verso chi spesso viene dimenticato. La fede diventa credibile quando si veste di misericordia. Difatti davanti a Dio non porteremo i nostri successi o le nostre ricchezze, ma l’amore che abbiamo saputo donare. Ogni gesto compiuto per amore diventa un filo del nostro abito nuziale. Oggi il Signore continua a dirci: “Venite alle nozze”. È un invito alla gioia, non alla paura; alla vita piena, non alla chiusura. La domanda che questa Parola ci lascia è semplice ma decisiva: sto lasciando spazio al banchetto di Dio nella mia vita? Sto vivendo come una persona che ha ricevuto un dono e che può diventare dono per gli altri? Il Signore ha preparato la tavola. La festa è pronta. A noi la scelta di entrare e di portare con noi il vestito più bello: un cuore capace di amare.

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