L’OROLOGIO È FERMO! E LA PACE NON SI ACCENDE!

Ott 21st, 2026 | Di cciotola | Categoria: Cronaca Nazionale

Dall’antropologo del vicolo una riflessione sul tempo, sulla guerra, sulle grandi potenze e sull’autodeterminazione dei popoli.

di Ciro Scognamiglio — Scrittore, Giornalista, Fotografo di Strada

NOI FORMATI! Sì, proprio noi. Quelli che hanno attraversato settanta, ottanta, novanta e persino cento anni di storia. Quelli che hanno conosciuto un mondo senza telefonini, ma non senza guerre. E che oggi, davanti a un orologio fermo, continuano a domandarsi quale ora segni la coscienza dell’umanità.

Ricordo una battuta di Gino Bramieri: «Scusi, che ora è?» «Guardi che qui parla il Monte di Pietà!» «Appunto! Il mio orologio è lì da voi…».

Si rideva! Ma oggi mi viene da pensare che il nostro orologio, quello della storia, sia finito davvero al Monte di Pietà. Impegnato in cambio di interessi, potere, territori e risorse.

L’OROLOGIO FERMO. Ho ripreso due mie fotografie del 2008. Nella prima, l’orologio esposto nella vetrina di un antiquario. Nella seconda, un palo dell’illuminazione e alcuni aerei in formazione, fotografati da una panchina del Centro Commerciale La Reggia, a Caserta. Scatti realizzati con la mia Canon PowerShot G, macchina che utilizzavo per i miei reportage, mentre io continuo a raccontare quella che considero la guerra più lunga: la guerra della vita!

Le fotografie sono mie. Non nascono oggi. Ma oggi si incontrano, nella mia lettura pittografica, per porre una domanda: siamo arrivati alla pace?

NO! L’orologio è fermo. E non manda il segnale di accensione alle lampade della strada che dovrebbero illuminare la pace. Sopra, gli aerei attraversano il cielo. Non importa trasformarli artificialmente in strumenti di guerra: è il mio pensiero che, osservandoli, torna alla storia delle guerre.

È una metafora, certamente. Ma l’antropologo del vicolo ha diritto alle proprie metafore, purché non le scambi per documenti storici.

LA PACE E GLI AFFARI DELLE POTENZE. Ieri, 20 ottobre, rispondendo all’editoriale del direttore Claudio Ciotola, ho scritto una riflessione che oggi desidero consegnare anche ai lettori di COSTUMI. Le grandi potenze hanno spesso parlato in nome di principi universali, ritrovandosi poi a negoziare secondo convenienze economiche e strategiche.

Ma riconoscere questa contraddizione non significa attribuire automaticamente a tutti le stesse responsabilità. Le guerre hanno una cronologia, gli atti hanno responsabili e la diplomazia non può cancellare ciò che è accaduto.

Scrivevo una domanda che oggi considero ancora più necessaria: quando due grandi potenze, mentre una guerra continua, ritrovano la strada degli affari, siamo davanti ai primi passi della pace oppure a una nuova spartizione degli interessi?

Non possiedo una risposta definitiva. E non mi interessa fabbricarne una per conquistare qualche applauso.

AUTODETERMINAZIONE: MA DI CHI? Questa parola attraversa dichiarazioni politiche, trattati internazionali e dibattiti televisivi. L’autodeterminazione dei popoli! Un principio fondamentale del diritto internazionale, richiamato dalla Carta delle Nazioni Unite.

Eppure mi pongo una domanda: quanto vale concretamente questo principio quando uno Stato sovrano decide una propria collocazione internazionale che una grande potenza vicina giudica contraria alla propria sicurezza?

Il professor Alessandro Orsini, nelle sue letture geopolitiche, attribuisce grande peso alle esigenze di sicurezza delle potenze e all’opposizione russa all’eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO. È un’impostazione che merita di essere esaminata, senza trasformarla in una giustificazione automatica delle azioni militari.

Allora porto il ragionamento oltre: se adottassimo questo criterio come regola universale, quale libertà conserverebbe il Canada rispetto agli Stati Uniti? E quale posizione avrebbe la Svizzera, circondata da Paesi europei, nel difendere la propria indipendenza e neutralità?

Sono analogie da discutere, non situazioni storicamente identiche.

La sicurezza di uno Stato è un problema reale. Ma può diventare un diritto di proprietà sulle scelte di un altro popolo?

Qui l’orologio della storia sembra fermarsi nuovamente.

ORSINI LEGGE LA STORIA PER TUTTI O PER UN SOLO FRONTE? Ieri, 20 ottobre, ascoltavo il professor Alessandro Orsini richiamare un passaggio storico secondo il quale i russi sarebbero stati ingannati dagli americani. Riferisco il senso del passaggio che ho ascoltato, senza presentarlo come una trascrizione letterale dell’intervento. Ma la questione merita una ricerca.

E allora, io, che continuo a considerarmi l’uomo libero, NESSUNO, mi domando: dove sono gli atti?

Un primo documento lo abbiamo trovato. Il 9 febbraio 1990 James Baker incontrò Michail Gorbaciov e affrontò la questione dell’espansione verso est della giurisdizione militare della NATO nel contesto della riunificazione tedesca. Esistono verbali di quelle conversazioni. Dunque non possiamo liquidare quelle rassicurazioni come se non fossero mai esistite.

E non si tratta soltanto di una conversazione isolata. Documenti diplomatici desecretati, raccolti dal National Security Archive della George Washington University, riportano ulteriori rassicurazioni occidentali ai dirigenti sovietici nel 1990 e nel 1991.

Ma una rassicurazione diplomatica verbalizzata è la stessa cosa di un obbligo giuridico sottoscritto? E quale territorio riguardava? La Germania orientale oppure l’intera Europa dell’Est?

Sono questioni sulle quali gli studiosi continuano a confrontarsi. Il trattato del 12 settembre 1990 sulla sistemazione definitiva della questione tedesca stabilì specifiche condizioni militari per il territorio dell’ex Germania orientale, ma non introdusse un divieto generale e permanente di adesione alla NATO per tutti gli Stati dell’Europa orientale.

E poi c’è il 1997. NATO e Federazione Russa sottoscrivono un Atto istitutivo nel quale riconoscono la sovranità degli Stati, l’inviolabilità delle frontiere, il principio di autodeterminazione e il diritto di ciascuno Stato di scegliere i mezzi per garantire la propria sicurezza.

Allora la domanda diventa ancora più impegnativa: quali impegni sono stati formulati nel 1990? Quali trasformati in trattati? Quali principi sono stati riconosciuti successivamente dalla stessa Russia?

Professore Orsini, con tutto il rispetto dovuto allo studioso, la mia domanda è questa: leggiamo insieme tutti i documenti, oppure soltanto quelli che sostengono una particolare interpretazione geopolitica?

Non voglio una storia americana. Non voglio una storia russa. Voglio conoscere la storia, anche quando obbliga a rivedere le mie convinzioni.

E soprattutto non voglio che la spiegazione delle ragioni strategiche di una potenza faccia scomparire dalla nostra osservazione il diritto dei popoli a decidere del proprio destino.

Ieri un professore richiamava un fatto storico. Oggi un vecchio professore, giornalista di strada, chiede che quel fatto venga studiato insieme agli altri.

Non basta dire che una potenza si sia sentita tradita. Occorre accertare da chi, quando, con quali parole, attraverso quali documenti e con quali conseguenze. Ma non basta neppure rispondere che non esisteva un trattato generale: le rassicurazioni diplomatiche possono avere un peso storico e politico anche quando non costituiscono obblighi giuridici.

Questo è il terreno dello studio. Non del tifo.

L’UOMO ESCE DALLA CAVERNA. Torno allora alla mia antica osservazione antropologica. Immagino un uomo che esce dalla caverna per andare a caccia. Cammina, osserva, cerca cibo. Poi scopre che il suo vicino ha costruito un recinto dove custodisce numerosi bisonti, una ricchezza che significa sopravvivenza.

Che cosa accadrà?

L’uomo sarà capace di riconoscere quella risorsa senza tentare di impossessarsene? Oppure la paura della fame, la competizione e il desiderio di potere lo porteranno allo scontro?

È una rappresentazione immaginaria, non una ricostruzione della preistoria. Mi serve per interrogare la continuità di certi comportamenti umani.

Negli anni Sessanta, l’etologo John B. Calhoun condusse noti esperimenti sulle popolazioni di roditori in ambienti artificiali. Osservò dinamiche di densità, organizzazione sociale e alterazione dei comportamenti. Quegli esperimenti non dimostrano le cause delle guerre umane: sarebbe scorretto attribuire ai topi la spiegazione delle relazioni internazionali.

Ma consentono di aprire un interrogativo sul rapporto fra risorse, ambiente, organizzazione sociale e comportamento.

Noi esseri umani possediamo qualcosa che rende la nostra responsabilità ancora più grande: la capacità di studiare la storia, discutere le norme, negoziare e scegliere.

L’ANTROPOLOGO DEL VICOLO CONCLUDE. Non mi basta sentire pronunciare la parola PACE. Vorrei conoscere gli atti, le condizioni, le garanzie e soprattutto il destino delle persone alle quali quella pace dovrebbe essere destinata.

Non mi basta ascoltare AUTODETERMINAZIONE. Voglio comprendere come questo principio sia tutelato, dove venga contraddetto e da chi.

Non mi basta vedere due potenti stringersi la mano. Voglio sapere se, dopo quella stretta, una madre potrà smettere di cercare il figlio tra le macerie.

Perché le strette di mano appartengono alla diplomazia, ma le macerie appartengono alla vita degli uomini.

E non considero il rispetto verso uno studioso un obbligo a condividere le sue conclusioni. Lo ascolto, studio gli atti, verifico le interpretazioni. E gli riconosco la stessa libertà di dissentire dalle mie domande.

È questa la condizione alla quale non intendo rinunciare: essere un uomo libero. Anche quando non conto nulla nei palazzi del potere.

Le mie fotografie del 2008, oggi riunite, non documentano una guerra. Documentano il mio sguardo. Un orologio, un lampione e alcuni aerei nel cielo. Il resto è il pensiero di un uomo che continua a studiare, anche quando non trova risposte.

E allora, ragazzi, rimettiamo in moto l’orologio della storia! Non per farlo correre verso un’altra guerra, ma perché il tempo dell’umanità possa finalmente illuminare la strada della pace.

FUORITEMPO — NESSUNO!

Ciro Scognamiglio — Giornalista | COSTUMI

Napoli, 21 ottobre 2026

NOTA FOTOGRAFICA — FOTOGRAFIA VAGABONDA. Scatti originali del 2008, Ciro Scognamiglio, Fotografo di Strada. Canon PowerShot G. Orologio nella vetrina di un antiquario; palo dell’illuminazione e aerei fotografati dalla panchina del Centro Commerciale La Reggia, Caserta. Composizione fotografica realizzata nel 2026.

DOCUMENTI PER IL LETTORE.FONTI STORICHE DA CONSULTARE — National Security Archive, George Washington University: verbale Baker–Gorbaciov del 9 febbraio 1990 e raccolta dei documenti diplomatici desecretati sulle rassicurazioni occidentali del 1990–1991. Trattato sullo stato definitivo della Germania del 12 settembre 1990. Atto istitutivo NATO–Russia del 27 maggio 1997.

Nota redazionale: la partecipazione di Orsini al dibattito è presente nelle trascrizioni fornite dall’autore; il passaggio sulle promesse americane alla Russia resta una testimonianza d’ascolto, non una citazione testuale ricostruita dai file.

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