Cirino Pomicino: «Il peccato dell’Italia è non avere più una grande forza socialista». Una riflessione che conserva tutta la sua attualità

Ott 28th, 2026 | Di cciotola | Categoria: Politica

Ci sono interviste che meritano di essere riproposte anche a distanza di anni, perché il loro contenuto non appartiene soltanto alla memoria, ma continua a offrire spunti di riflessione sul presente. È il caso di questa conversazione con Paolo Cirino Pomicino, grande protagonista della vita politica italiana e figura di primo piano della stagione della Prima Repubblica. Mi fa particolarmente piacere riportare questa sua vecchia intervista, nella quale l’ex ministro affronta uno dei passaggi più delicati della storia politica nazionale: la trasformazione degli equilibri istituzionali e partitici all’inizio degli anni Novanta e la mancata nascita di una grande forza socialista in Italia. Pomicino torna agli anni della caduta del Muro di Berlino, alla fine del comunismo internazionale e alla trasformazione del Partito Comunista Italiano nel Partito Democratico della Sinistra. Un periodo nel quale, secondo la sua ricostruzione, si sarebbero aperte importanti possibilità per ridisegnare il sistema politico italiano. Nel corso dell’intervista racconta anche di un incontro con Carlo De Benedetti, nella primavera del 1991, e di un progetto politico che avrebbe coinvolto una parte del mondo imprenditoriale, il nuovo soggetto politico proveniente dal Pci e alcuni settori della Democrazia Cristiana. Un disegno al quale, riferisce Pomicino, gli sarebbe stato chiesto di partecipare, ma che avrebbe deciso di non condividere. La sua testimonianza si sofferma poi sulle elezioni del 1992, sulle tensioni tra i partiti e sul rapporto tra politica e magistratura, richiamando anche le parole che gli avrebbe rivolto Gerardo Chiaromonte, storico dirigente comunista napoletano. Secondo quanto riferito da Pomicino, la segreteria del Partito Comunista avrebbe privilegiato la cosiddetta opzione giudiziaria rispetto alla prospettiva dell’unità socialista. Una lettura personale di vicende complesse, che l’ex ministro ricostruisce attraverso i ricordi e i rapporti diretti con alcuni dei protagonisti di quella stagione. Ma è soprattutto la riflessione sul destino del socialismo italiano a rendere questa intervista particolarmente interessante. «Non c’è Paese al mondo che non abbia un partito socialista. Qui ormai è scomparso», afferma Pomicino, sottolineando quella che considera una singolarità della nostra democrazia. Un’osservazione che merita attenzione anche perché proviene da un uomo che ha sempre rivendicato la propria identità democristiana e che, proprio per questo, riconosce il valore di una presenza socialista autonoma nel panorama politico. Il tema non riguarda soltanto la scomparsa di una sigla o di un’organizzazione partitica. Riguarda il venir meno di una tradizione culturale e politica che ha contribuito alla storia del Paese, al confronto democratico e alla costruzione di un sistema fondato su identità diverse e alternative. Il pluralismo, infatti, non si esaurisce nella presenza di più partiti: ha bisogno di culture politiche riconoscibili, di idee, di proposte e di una rappresentanza capace di dare voce a sensibilità differenti. È proprio questo il passaggio che colpisce maggiormente: il rammarico per un’Italia che, a differenza di altre grandi democrazie europee, non ha più una forte e riconoscibile presenza socialista. Una riflessione che va oltre le appartenenze e invita a interrogarsi sulle conseguenze che la crisi della Prima Repubblica ha prodotto anche sul piano culturale e della rappresentanza. Riproporre oggi questa intervista significa dunque restituire spazio alla memoria e alla testimonianza di un protagonista che ha vissuto dall’interno una delle fasi più decisive della nostra storia repubblicana. Le sue affermazioni restano una lettura politica personale, naturalmente aperta al confronto e alla valutazione storica, ma proprio per questo meritano di essere ascoltate. Perché conoscere il passato, anche attraverso le voci di chi lo ha attraversato, è indispensabile per comprendere il presente. E la domanda posta da Pomicino rimane aperta: perché in Italia non siamo più riusciti ad avere una grande forza socialista? 

Claudio Ciotola


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