Korean Wave: Da Torino a Seoul senza prendere l’aereo

Ott 31st, 2026 | Di cciotola | Categoria: Spazio ai Ragazzi

Per capire il peso internazionale della Corea del Sud non serve necessariamente leggere un rapporto geopolitico. Può bastare osservare una fila davanti a uno stand di bibimbap o ascoltare un gruppo di adolescenti che, tra una coreografia K-pop e l’altra, assaggia per la prima volta il kimchi.

È ciò che accade a Torino, dove il Mercato Centrale ospita il festival DAEBAK, una manifestazione dedicata alla cultura coreana che unisce street food, masterclass culinarie, musica, artigianato e cultura pop. L’evento propone piatti della tradizione sudcoreana, workshop e attività legate all’universo della Korean Wave. Non è soltanto folklore gastronomico. È una delle espressioni più evidenti di quella che gli studiosi chiamano soft power: la capacità di un Paese di attrarre e influenzare attraverso la cultura anziché attraverso la forza. Per decenni la diplomazia è stata immaginata come una questione di trattati e relazioni tra governi. Oggi, invece, una parte sempre più importante dell’immagine internazionale di una nazione si costruisce nelle cucine, nei mercati e perfino sui social network. La Corea del Sud lo ha compreso molto bene. Il successo globale di serie televisive, film, musica K-pop e prodotti skincare è stato accompagnato da una crescente curiosità verso la cucina del Paese. Così piatti come bibimbap, tteokbokki o korean fried chicken sono diventati ambasciatori informali di Seoul nel mondo. Quando un consumatore europeo impara a distinguere il gochujang da una salsa piccante qualsiasi, sta entrando in contatto con una cultura, una storia e un’identità nazionale. Un tempo era il Giappone a esportare sushi, anime e design. Oggi la Corea esporta kimchi, skincare, cinema e musica. Domani potrebbe essere il turno di altri Paesi che sceglieranno di investire sulla cultura come strumento di proiezione internazionale.

In questo scenario, il cibo diventa un linguaggio universale. Non richiede traduzioni, non divide per appartenenze politiche e crea occasioni di incontro che la diplomazia tradizionale raramente riesce a offrire.

 

Carmela Papa

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