8 novembre 2026 – XXXII domenica del Tempo Ordinario
Nov 5th, 2026 | Di cciotola | Categoria: ReligioneLa Parola della Domenica
Commento e meditazione sulle letture della Messa domenicale
a cura di Padre Ciro Sarnataro, SDV
8 novembre 2026 – XXXII domenica del Tempo Ordinario
“Ecco lo sposo, andategli incontro”
(Mt 25,1-13)
Ci sono parole del Vangelo che non ci lasciano tranquilli. Questa parabola è una di quelle. Dieci vergini attendono lo sposo: tutte hanno una lampada, tutte aspettano, tutte si addormentano. La differenza non sta nell’attesa, ma nell’olio. Cinque hanno pensato al futuro; cinque hanno vissuto di improvvisazione.
È una parabola terribilmente attuale. Viviamo in un’epoca nella quale abbiamo tutto per illuminare le nostre case e pochissimo per illuminare il cuore. Possiamo essere connessi con il mondo intero e rimanere disconnessi da Dio, dagli altri e persino da noi stessi. Siamo bombardati da informazioni, opinioni, immagini e notifiche, ma spesso siamo poveri di sapienza. E la prima lettura (Sap 6,12-16) ci ricorda che la sapienza non è un accumulo di conoscenze: è qualcosa che bisogna desiderare, cercare, attendere. È Dio che viene incontro a chi lo cerca sinceramente.
Il problema delle vergini stolte non è che non abbiano una lampada. La lampada ce l’hanno. Il problema è che manca l’olio. È possibile, allora, avere una fede esteriore senza una vita realmente trasformata; partecipare all’Eucarestia domenicale, o quotidiana, senza lasciarsi convertire; conoscere il Vangelo senza praticarlo; parlare di carità senza accorgersi del povero che ci passa accanto.
E c’è una frase, di Gesù, ancora più provocatoria: “Non vi conosco”. Non significa che Dio smetta di amare. Significa che possiamo arrivare alla fine della vita senza aver mai permesso all’Amore di Dio di diventare la forma concreta delle nostre scelte.
L’olio non si può prestare. La fede autentica, la misericordia praticata, il tempo donato, il perdono scelto, la fraternità costruita: nessuno può viverli al posto nostro. Possiamo ricevere testimonianza dagli altri, ma dobbiamo personalmente riempire la nostra lampada.
Anche san Paolo, nella Seconda Lettura (1Ts 4,13-17), ci ricorda che la morte non è l’ultima parola. Per il cristiano, la speranza non è negare il dolore, ma attraversarlo sapendo che Cristo è risorto. Per questo vivere bene non significa semplicemente evitare il male: significa prepararsi all’incontro con lo Sposo.
“Vegliate”, dice alla fine Gesù. Non significa vivere nella paura della morte, ma nella responsabilità dell’oggi. Perché forse il momento decisivo non sarà domani. È questo. E la domanda è semplice, scomoda, inevitabile: se Gesù Cristo venisse oggi, troverebbe accesa la nostra lampada?
Buona domenica.


