L’unità del centro-destra, un lontano miraggio

Set 20th, 2016 | Di cc | Categoria: Cronaca Nazionale

di Elia Fiorillo

 

La distanza tra Milano e Pontida è di una sessantina di chilometri. Il percorso lo si fa in un’ora di macchina.  La lontananza politica invece tra Stefano Parisi, che a Milano ha tenuto la sua attesa convention, e Matteo Salvini, che a Pontida ha celebrato l’annuale raduno della Lega, sembra abissale. Mentre il leader leghista alla notizia della morte di Carlo Azelio Ciampi, presidente emerito della Repubblica, lo apostrofa come “traditore” per il suo impegno a favore dell’Europa e dell’euro, l’ex direttore di Confindustria afferma che “oggi è una giornata di lutto” e tutti i partecipanti alla sua “conferenza programmatica” si alzano in piedi applaudendo a lungo. Due modi di vedere un grande servitore dello Stato. Due modi di guardare al futuro. Due modi di far politica che sarà difficile mettere insieme in un solo grande assembramento di centro-destra. Certo, l’interesse per “governare” c’è da ambo le parti, ma allo stato attuale sembra difficile un percorso comune. Più prudenti di Salvini appaiono il presidente della Regione Lombardia Maroni e  il presidente Zaia del Veneto. Anche se la Lega per la loro elezione è stata determinante, l’altro pezzo dell’alleanza, si chiami Berlusconi o Parisi, non può essere né sbeffeggiato, ne’ sottovalutato. Meglio aspettare gli eventi prima di sparare ad alzo zero, tenendo ben presente il risultato dell’elezione del sindaco di Milano: Sala 51,7%, Parisi 48,3%. Alle prossime regionali per loro due, o si fa squadra o si potrebbe perdere.

 

A Pontida c’è andato pure il governatore della Liguria, Giovanni Toti. L’ex consigliere politico di Berlusconi ha voluto mandare un po’ di messaggi con la sua presenza a Pontida. Uno all’ex Cav.: senza la Lega salviniana non si va da nessuna parte. E l’altro a Parisi: “Esiste già un centrodestra, non c’è da inventare un granché”. Insomma, non c’è bisogno di Mago Merlino per fare chissà quale operazione di rinnovamento. A Toti non dovranno essere piaciute alcune posizioni di Matteo Salvini, a cominciare dalle magliette in cui si riconosce come papa non l’attuale Francesco, ma il papa emerito Benedetto XVI, Joseph Aloisius Ratzinger. Ciò per via delle posizioni caritatevoli sugli immigrati che Francesco ripete ogni volta che può. Come se Benedetto avesse avuto posizioni diverse dall’attuale papa. Se c’è una linea di base che lega Benedetto a Francesco questa è sulla carità, sulla disponibilità, sulla eguaglianza della persona umana. E come poteva essere diversamente?

 

Negli spazi postindustriali del Megawatt di Milano Stefano Parisi, nella veste di “rigeneratore” del centro-destra, con la benedizione-mandato di Berlusconi, ha radunato circa duemila persone, rappresentanti della società civile. “Siamo profondamente alternativi alla sinistra”, afferma. E ribadisce che “la nostra funzione è di rigenerare in modo unitario” perché “solo uniti si vince ma se siamo in grado di rappresentare tutte le nostre diversità”.

 

Il problema è proprio questo: come unire – e con quale leader – tutto il centro-destra nelle sue tante sfaccettature. Bisognerà aspettare quattro mesi, come Stefano Parisi ha promesso, per avere un suo programma di governo. In altre parole, al di là del raduno al Megawatt, Parisi pensa in 120 giorni di poter battere dal Nord al Sud l’Italia per aggregare consensi, ma soprattutto per poter trasformare la sua kermesse in un qualcosa di organico, anche al di là di Forza Italia.

 

I bene informati sostengono che Silvio Berlusconi abbia espresso qualche perplessità sul raduno parisiano: “Mi è parsa un’adunata poco scintillante e un po’ troppo professorale”. Presa di distanza dell’ex Cav. dall’uomo che lui aveva designato? Saranno i risultati che Parisi riuscirà ad ottenere sul campo a convincere l’ex presidente del Consiglio, che per il momento prova a rassicurare un po’ tutti, all’interno e all’esterno di Forza Italia.  Non gli conviene, almeno per adesso, calcare troppo la mano. In cuor suo Berlusconi pensa di poter tornare in campo. Aspetta l’esito del ricorso che il 7 settembre del 2013  presentò alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) sull’interpretazione corretta della legge Severino. Aspetta che la Corte sostenga che la legge Severino non debba avere valore retroattivo. E, quindi, la sua cacciata dal Parlamento fu un’ingiustizia vera e propria. Si può immaginare se il responso dovesse dare ragione all’ex Cav. Tutto cambierebbe. E’ per questo che Silvio da Arcore  sembra far melina?

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