Europa: no thanks! L’Irlanda boccia il Trattato di Lisbona

Dic 19th, 2008 | Di cc | Categoria: Esteri

di Angelo Sciaudone 

Il 13 giugno del 2008 sarà ricordato dalla storia europea come un giorno in grado di minacciare seriamente i sogni d’integrazione del Vecchio Continente. Infatti dopo più di 50 anni di sforzi e passi in avanti, dopo l’allargamento dell’Unione prima da 6 a 15, poi a 24 e infine a 27 Stati, il processo di integrazione segna una battuta d’arresto per il no dell’Irlanda.Il referendum nell’isola di smeraldo, ha bocciato l’approvazione dell’ultima Carta, il Trattato di Lisbona, che per la sua entrata in vigore richiedeva la ratifica da parte di tutti i 27 membri dell’Unione.All’indomani dell’esito referendario, l’opinione pubblica europea e gli altri governi si sono mostrati sbigottiti, per quanto già se ne fosse chiaramente subodorato il pericolo.Oggi ci si interroga sui perché e sulle ragioni profonde che hanno portato 4 milioni di abitanti di una nazione a decidere delle sorti di 500 milioni di cittadini di un intero continente, bloccando un progetto di dimensioni enormi. Ecco perché colpisce così tanto che l’Irlanda, tigre celtica dal tasso di crescita economica più alto d’Europa, abbia deluso così tanto le aspettative del sogno europeistico. Un proverbio gaelico così recita: “As a ceann a bhlitear an bhò”, “la mucca la mungi dalla parte della testa”. Il senso di tale saggezza popolare sta nel fatto che la mucca darà tanto più latte, quanto più fieno si troverà davanti alla bocca. E’ stato così, nei rapporti tra Irlanda e Unione Europea: il tanto fieno, i fondi della UE concessi e bene utilizzati, hanno aiutato il paese a passare dagli ultimi ai primi posti dell’economia europea, da “sovvenzionato” a contribuente di prima fila.Gli esultanti fautori del no, raccolti in un movimento assai trasversale - dal partito dello Sinn Fein al ricco imprenditore Declan Ganley- hanno sostenuto che il popolo irlandese ha mostrato coraggio e saggezza nella storica decisione. Il “no” ha prevalso sulla falsa convinzione che il Trattato di Lisbona significasse perdita di autonomia e di identità nazionale per l’Irlanda. E’ innegabile che il Trattato non abbia entusiasmato la gente comune, che non ne ha compreso la sostanza, né le conseguenze, e per molti irlandesi, ancora oggi l’Unione Europea è percepita come un pugno di burocrati che, nel chiuso di una stanza, prendono decisioni inaccessibili e incomprensibili ai più.Salta invece agli occhi del cittadino medio europeo che la questione dell’Europa “a due velocità” è oggi quanto mai attuale. Accanto ad un gruppo di Stati che intende progredire in un processo d’integrazione volto a riconoscere sempre  più sovranità ad un’entità sovranazionale, se ne affianca un altro che considera già troppo avanzato il grado di integrazione  raggiunto.Il Trattato di Lisbona, versione rivisitata della carta già bocciata nel 2005 da Francia e Olanda, introduce la maggioranza qualificata su questioni delicate quali Sicurezza, Immigrazione, e Giustizia; tocca i problemi mondiali caratterizzanti l’era contemporanea, evidenziando quanto possa essere riduttiva una scelta in merito se presa da ogni governo singolarmente. E’ proprio quest’incapacità che spinge i governi ad attribuire alle istituzioni europee la responsabilità di scelte politiche ed economiche difficili, ma allo stesso tempo tocca questioni troppo radicate nella vita nazionale e di cui ciascuno Stato è geloso, tanto da non poterle accettare. A tal proposito non va sottovalutato il fatto che l’Irlanda, paese che ha ottenuto in tempi recenti la propria indipendenza, risulta essere assai sensibile e preoccupata rispetto a questioni che vanno progressivamente ad intaccare la sovranità nazionale. Su queste paure si arrocca il fronte del “no” irlandese, quanto mai variegato: imprenditori preoccupati che la UE freni il regime di agevolazione fiscale alle imprese, agricoltori sul fronte di guerra per la riduzione dei sussidi in un contesto di concorrenza della globalizzazione, sindacati in ansia per i diritti dei lavoratori, pacifisti convinti che il giro di vite costringerebbe l’Irlanda all’invio di truppe in guerra e, infine, antiabortisti che, nel paese più cattolico d’Europa, temono un’iniezione di laicismo.Sul fronte del “si” sono stati molteplici le ragioni che hanno portato alla sconfitta: prima fra tutte l’incapacità della compagine governativa (appoggiata in quest’occasione da gran parte dell’opposizione) di portare avanti un’efficiente campagna informativa nei confronti dei cittadini. La bassa affluenza alle urne (poco più di 800.000 persone), ne è la più chiara dimostrazione.Sono ancora otto gli Stati che devono ratificare il trattato di Lisbona dopo la bocciatura irlandese: il futuro dell’Unione Europea per ora resta un serio punto interrogativo. In Irlanda ora ci si interroga sul futuro politico ed economico nel contesto dell’Unione Europea e sul ruolo che Dublino dovrà esercitare per rilanciare fattivamente il processo d’integrazione. 

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