Si va avanti, per completare le riforme

Ago 25th, 2010 | Di cc | Categoria: Cronaca Nazionale

Solo questa formula di governo, solo questa maggioranza centrata sull’alleanza tra Popolo della Libertà e Lega, possono governare l’Italia e devono perciò andare avanti per completare le riforme. Nulla ovviamente impedisce poi che i moderati, quelli sinceri, si uniscano ad essa su singoli provvedimenti o perché vi trovano il loro approdo naturale: l’importante è la genuinità delle intenzioni, e che non si stravolga l’asse originario e originale del centrodestra immaginato e creato da Silvio Berlusconi. Le conferme a tutto ciò stanno nei fatti.·        Solo questo centrodestra continua ad avere la più ampia maggioranza dei consensi degli italiani, senza subire in pratica nessuna erosione nella fiducia politica ed in quella personale al premier. ·        Al contrario, le opposizioni – tutte – sono una somma di minoranze ognuna in contrapposizione ed in lite tra loro. Lo dimostrano le continue fuoriuscite dalla sinistra – ben più numerose ed importanti rispetto alla cosiddetta fronda dei finiani – e le ripetute prese di distanza dalle varie leadership del Partito Democratico. ·        Perché le fratture a sinistra sono più importanti? Perché coinvolgono innanzi tutto ex aspiranti leader ed aspiranti premier, i quali contestano il fallimento strategico di una sinistra che sa essere solo antiberlusconiana. E perché alcuni, come Rutelli, su singoli provvedimenti, riconoscono e appoggiano la giustezza delle riforme dei moderati, dalla giustizia alla scuola, dal fisco alla famiglia. ·        Un caso a parte è l’Udc. Collocato in Europa nella famiglia dei moderati europei, è la sua posizione in Italia ad essere fuori posto, non tanto la eventuale disponibilità del centrodestra a mutare atteggiamento nei suoi confronti. ·        Dunque, soltanto questo governo ha la possibilità ed il dovere di andare avanti e completare le riforme. I passaggi intermedi, se saranno necessari, non sono così importanti. Ciò che conta è l’obiettivo finale ed il disegno strategico. ·        Questo governo, e solo questo, può definitivamente condurre l’Italia fuori dalla crisi economica. Ha le carte in regola perché ha agito al meglio dal 2008 ad oggi, sia sulla scena mondiale sia su quella europea. ·        La stessa sinistra, che fino a pochi giorni fa accusava Giulio Tremonti di “non aver fatto nulla” oggi si dichiara strumentalmente disponibile ad appoggiare un esecutivo tecnico guidato, pensate un po’, proprio da Tremonti. Si tratta naturalmente di un’ipotesi bizzarra: ma dimostra la confusione mentale dell’opposizione nonché dei retroscenisti della domenica. ·        Questo governo, ed in particolare Silvio Berlusconi, ha individuato nella libertà d’impresa, ed in nuovi a più costruttivi rapporti con il sindacato riformista, una questione centrale per rilanciare il lavoro in Italia. Bene, tutte le vicende attuali, dalla Fiat alla Tirrenia (vicende che non devono essere strumentalizzate da nessuno), dimostrano quanto il presidente del Consiglio ed i nostri ministri avessero visto giusto. ·        In Italia c’è bisogno di più buongoverno nelle regioni e nei comuni. A cominciare dalle amministrazioni rosse o ex rosse. Come dimostrano i paurosi debiti sanitari lasciati dalla sinistra al Sud e nel Lazio; o il deficit al Comune di Roma. E solo un corretto federalismo fiscale può costringere gli amministratori locali al senso di responsabilità, e dare ai cittadini servizi, trasparenza e meno tasse. ·        C’è bisogno di un rilancio della famiglia come architrave sociale, e solo un sistema fiscale che tenga conto di questo ruolo – compreso il quoziente familiare – può provvedere. ·        Occorre continuare nella guerra alla mafia e alla criminalità organizzata, e solo chi ha ottenuto successi senza precedenti come questo governo può farlo. ·        C’è bisogno di andare avanti con la sicurezza nelle città, nei quartieri e nelle strade, e soltanto chi ha ripulito l’Italia dalla clandestinità e dalla criminalità urbana ha le carte in regola per agire. ·        C’è bisogno di riformare la giustizia, penale e civile, per ristabilire quell’equilibrio dei poteri che una Costituzione pur sottoposta all’usura del tempo prevedeva. In nessun paese del mondo è la magistratura (non la giustizia, ma la categoria dei magistrati) a dettare i tempi e l’agenda all’amministrazione pubblica, alla società civile, al circuito mediatico. In Italia è così: la sinistra è succube e interessata a questa situazione; solo il centrodestra può risolvere il problema alla radice. Non con le “leggi ad personam” di cui si riempie la bocca la sinistra, ma riformando l’ordinamento giudiziario. ·        Come abbiamo detto, il Sud è stato saccheggiato e malgovernato dalla sinistra. Che ora, per giunta, vorrebbe individuare l’ennesimo proprio leader in uno degli artefici del malgoverno come Nichi Vendola. Solo chi ha bene amministrato al governo centrale e nelle regioni del Nord, e si sta rimboccando le maniche nelle amministrazioni appena conquistate, può provvedere stabilmente ai problemi del Mezzogiorno. ·        Potremmo andare avanti a lungo, ma due cose sono importanti da aggiungere e da ripetere. Prima. Solo il centrodestra, e Berlusconi in persona, hanno dimostrato in tutti questi anni di potere unire e rappresentare gli italiani, a cominciare ovviamente dai moderati e dai cattolici (con buona pace di Famiglia Cristiana), i ceti imprenditoriali ed il lavoro autonomo o dipendente, realizzando ed interpretando al meglio l’affermarsi di quella società multiclassista che è ormai la cifra comune di ogni paese evoluto. Al contrario, la sinistra ha saputo solo dividere, fomentare l’odio e i rancori sociali, costruire su di essi piccole fortune mediatiche e altrettanti fallimenti politici. ·        Seconda cosa. Il “fenomeno Berlusconi”, per tutti i motivi che abbiamo detto, ha fatto strada e scuola nel mondo, e oggi rappresenta l’Italia ai tavoli di decisione tra i grandi, e contemporaneamente rappresenta i nostri interessi economici e strategici nei rapporti bilaterali. Che cosa sarebbe, che cosa rappresenterebbe, che ascolto avrebbe all’estero un’Italia di sinistra? Conclusione: avanti così, per completare le riforme, sulla spinta e con la fiducia che viene dalle moltissime cose già fatte. Questo vuole la maggioranza del Paese: corrispondere a questa attesa è un diritto, ma soprattutto un dovere. La fantasia d’agosto ci ha portato a leggere vaticanisti che si interessano di Quirinale e politologi di seconda fila che parlano e sparlano di scenari apocalittici nel centrodestra per evitare di bollare con l’unico aggettivo possibile quanto accade nella sinistra e nel Pd in particolare con la ressa, anzi la rissa, tra aspiranti leader, ultimo dei quali Walter Veltroni: qualcosa di “ridicolo”…Ma quello che interessa noi, come interpreti della volontà popolare, è di tenere la rotta e i nervi saldi in una situazione delicata politicamente ma che non ha certo compromesso la bussola del Premier e dei suoi collaboratori, come dimostra il consolidamento nel contesto europeo e mondiale.Fatti dunque e non parole, anzi chiacchiere da ombrellone. Riepiloghiamo con fredda essenzialità lo stato dell’arte dopo il distacco dei cosiddetti finiani che certamente costituisce una ferita all’interno di un movimento complesso, variegato, ma assai più solido e radicato di quanto descrivono i giornali, come il Popolo della Libertà. Berlusconi ha scelto di procedere per la strada maestra – quella del programma su cui abbiamo ottenuto il consenso – vincolando gli autori e i protagonisti del patto di legislatura alla coerenza riformatrice che quel programma impone. Chi si chiamasse fuori, in tutto o in parte, dai cinque punti vincolanti e ormai simbolici per la stessa alleanza sceglierebbe di minare quel patto e metterebbe il Paese e la sua classe dirigente in una posizione di rischio. Con eccessiva superficialità, pur richiamandosi a sacrosanti principi della nostra Costituzione, si è costruito il facile sillogismo tra l’eventuale assenza del voto “finiano” e l’immediata conseguenza elettorale. Tuttavia Berlusconi ha di fronte a sé un ventaglio di opzioni e di scelte che può affrontare salvaguardando non solo il Pdl, l’autorevolezza del Governo che presiede e la maggioranza che lo anima nonostante la turbolenza per un rafforzamento e un rilancio della legislatura con un incremento di intenti e di responsabilità. Di più: Berlusconi si sta ritagliando un ruolo di mediatore tra ipotesi oltranziste, anche se legittime, e scelte più meditate ed equilibrate che tengano giustamente in gioco il Quirinale. Diverso e più realistico è invece lo scenario di un presidente del Consiglio che riesce a coinvolgere su quei cinque punti simbolici anche esponenti del Partito Popolare Europeo senza pretendere che questo trasformi la natura del Governo e della maggioranza. Sarebbe un’opzione politica per traghettare sul fronte dell’Italia liberale e moderata quelle forze che oggi si trovano all’opposizione senza condividere molte delle cose per cui noi la combattiamo e la avversiamo con il grande favore popolare.

Lascia un commento

Devi essere Autenticato per scrivere un commento